Fondi, contributi, tax-credit e piano sale: tutto quello che c’è da sapere sul DDL Cinema

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Giovedì scorso, con 145 voti a favore, 6 contrari e 30 astenuti, è arrivato il primo sì del Senato al DDL Cinema, provvedimento strettamente collegato alla manovra finanziaria. «Una legge attesa da molti anni, da qualche decennio dal mondo del cinema» precisa il Ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini. «La risposta che il Senato, e spero presto tutto il parlamento, potrà dare è una risposta che non aumenta solo le risorse, ma che introduce nel nostro ordinamento un ancoraggio preciso», continua il Ministro. Scopo principale è quello di garantire un maggiore investimento dello Stato nel settore cinematografico, istituendo nuovi incentivi. Lo stesso Andrea Marcucci, presidente della commissione Cultura di Palazzo Madama, dopo aver dichiarato il voto favorevole del gruppo PD al Disegno di Legge, ha poi argomentato: «È una legge che consentirà ai tanti Nuovi Cinema Paradiso di riaprire i battenti, grazie ad un piano di 100 milioni in cinque anni riservato al restauro o alla creazione di nuove sale. Con questo provvedimento si rilancia uno dei settori più dinamici della nostra industria culturale: quello del cinema. Basta guardare le cifre: 400 milioni annui sul Fondo Unico, 200 in più rispetto al passato, 110 milioni in più per il tax credit, 10 milioni per la digitalizzazione del patrimonio filmico, 100 milioni per le nuove sale. ddl-cinemaAltro elemento da salutare con soddisfazione è la percentuale del Fondo dedicata alle opere prime e seconde, ovvero circa 70 milioni per incentivare giovani talenti. Il Senato e il ministro Franceschini hanno fatto un buon lavoro a sostegno del nostro cinema». Dal momento che sono ancorati all’11% di Ires e Iva delle imprese a vario titolo di contenuti, gli anzidetti 400 milioni annui potrebbero, a parer del Ministro, anche aumentare. Il criterio del contributo dovrebbe divenire automatico ad eccezione «di una quota importante che ha valore assoluto maggiore di quanto viene destinato oggi (dal 15 al 18%) per le opere prime e per i giovani autori» prosegue Franceschini. Spetterà anche alla Legge di Stabilità scovare un finanziamento in un capitolo ad hoc che possa consolidare questa quota discrezionale. Andiamo, però, a scandagliare gli snodi principali su cui si articola il Disegno di Legge:

Fondo di investimento. Come già detto, le dotazioni annue non saranno inferiori ai 400 milioni di euro, a dispetto degli attuali 260. Attenendosi a quanto dichiarato dal Ministro stesso, a una crescita del mercato dovrebbe conseguire un aumento dei parametri di riferimento, su cui però dovranno essere ridefinite coerentemente tutte le risorse nella manovra di bilancio.

Contributi selettivi a progetto. Ben 70 milioni (il 15-18% del fondo) garantiti a opere prime e seconde, film d’essai e contenuti di qualità.

Contributi automatici. Si darà merito alla qualità del prodotto, tenendo anzitutto in considerazione parametri quali la partecipazione a festival o i premi vinti.

Tax-credit con percentuali tra il 15 e il 40%. Sarà introdotto un credito di imposta per produzioni, distribuzioni, industrie tecniche e di post-produzione, per la promozione di opere italiane ed europee e per imprese esterne che investono in produzioni e distribuzioni cinematografiche.

Fondo di garanzia di 5 milioni di euro annui. Costituirà una sezione speciale del Fondo di garanzia per piccole e medie imprese, al fine di garantire operazioni di finanziamento.

Piano sale. Previsto uno stanziamento di circa 120 milioni di contributi a fondo perduto, volto ad agevolare la diffusione in sala dei prodotti cinematografici con un maggior riguardo per centri storici e comuni con meno di 15.000 abitanti.

Piano digitalizzazione del patrimonio cinematografico e audiovisivo. Con dieci milioni di euro per tre anni a fondo perduto o per finanziamenti agevolati, saranno garantiti degli interventi di digitalizzazione delle opere audiovisive e cinematografiche da parte di imprese italiane.

Scuola e alta formazione. All’istruzione e ai corsi orientati alle professioni e ai mestieri del Cinema nelle scuole sono destinati non meno di 12 milioni di euro l’anno.

Registro cinematografico. Raccoglierà tutte le informazioni relative all’assegnazione di contributi pubblici, regionali e dell’Unione Europea.

Se da un lato si sono fatti sentire i plausi di associazioni quali ANICA, AGIS, ANEC e FICE, le quali hanno riconosciuto l’importanza strategica del provvedimento, dall’altro non sono mancate le riserve dell’Associazione degli autori cinematografici (Anac). Quest’ultima, sulla scorta di quanto rivendicato nei mesi in cui il DDL era ancora in discussione, sostiene che saranno le grandi imprese a trarre maggior beneficio dalla manovra. Ciò lo si dovrebbe ad un mancato equilibrio tra i sostegni garantiti al cinema mainstream e quelli destinati al cinema indipendente. Si è associato Mario Lorini, senatoesercente toscano ed ex presidente Fice: «Secondo me, manca chiarezza nel voler riconoscere come punta di eccellenza chi, come noi, lavora sul cinema di qualità». Spetterà ora alla Camera esaminare il provvedimento, nella speranza che eventuali correttivi possano colmare le possibili lacune: dal rischio di un utilizzo indiscriminato del credito d’imposta da parte delle produzioni audiovisive, all’ammontare del credito d’imposta destinato alle produzioni straniere. «Avanzeremo proposte», asserisce Domenico Dinoia, presidente Fice, «siamo felici che il lavoro non finisca con l’approvazione della legge e che ci sarà impegno sui futuri decreti attuativi».

di Francesco Milo Cordeschi

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