LE ULTIME COSE di Irene Dionisio (2016)

, Opere Prime

14536810_1081221778652614_96529523_oLe ultime cose di Irene Dionisio, presentato nella Settimana della Critica durante la 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è un debutto che immortala un angolo di mondo dolente e fervido, quale il banco dei pegni di Torino. Qui le giornate sono scandite da un costante viavai di gente. In questo flusso eterno di persone mettiamo a fuoco tre piccole esistenze. Quella di Stefano, perito neoassunto al banco, quella di Sandra, trans che porta in pegno la sua pelliccia, e quella di Michele, pensionato che si ritrova a fare l’abusivo lì davanti. Pur non avendo potuto girare in un vero banco dei pegni, l’atmosfera del luogo è stata perfettamente colta e ricreata, con tutto il suo bagaglio di disperata e variegata umanità, tra vergogna, slanci d’orgoglio, moti di rabbia, e l’immenso dignitoso decoro di chi si vede costretto a salutare un ricordo per riuscire ad affrontare il futuro. Varcare la soglia del banco dei pegni, infatti, non è per niente facile. In una società in cui la povertà viene percepita come un’onta, quei pochi passi acquisiscono le stessa umiliante valenza del passare sotto moderne forche caudine. E una volta che si è fuori, lampante e tragica si fa strada la certezza di aver abbandonato, lì dentro, parte della propria vita. le_ultime_coseOgni oggetto, infatti, porta con sé una memoria, un valore affettivo. Il distacco non è solo fisico, materiale, ma anche sentimentale, emotivo, spirituale. Ogni oggetto è una traccia del passato, e ai ricordi è sempre difficile rinunciare. Irene Dionisio, giovane regista torinese, si dimostra abile nel maneggiare questo delicato campionario di umane miserie, nel saper cogliere le tenui e profonde sfumature delle emozioni umane in un luogo tanto fertile per il racconto, accompagnandoci in un viaggio tra esistenze disperate, dentro e fuori il banco dei pegni, al di là e al di qua del vetro. L’approccio adottato per accostarsi a queste storie è estremamente realista, e ciò è indubbiamente dovuto anche al passato da documentarista della Dionisio, che ha scelto, anche nel suo primo lungometraggio di finzione, di rimanere saldamente ancorata alla realtà e di descriverla in tutto il suo poetico squallore. Prodotto dalla Tempesta di Carlo Cresto-Dina, con Rai Cinema, Le ultime cose è uno di quei film piccoli e sussurrati, che a volte faticano a conquistarsi un proprio spazio, ma che, se intercettano le giuste orecchie e i giusti occhi, lasciano un segno profondo e intimo nello spettatore.

di Camilla Di Spirito

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