Venezia 73: giù il cappello per Federica Di Giacomo e Ala Eddine Slim

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venezia-734Cala il sipario su Venezia. Un finale, quello di ieri, che ha destato non poche sorprese, soprattutto per ciò che concerne l’ambito nostrano. Se i totoleoni escludevano la presenza di italiani sul podio, Federica Di Giacomo ha smentito ogni previsione: Liberami si è aggiudicato infatti il premio come miglior film nella sezione “Orizzonti”, conquistando la giuria presieduta da Robert Guediguian. Nella stessa categoria in cui un giovane regista ha reso degnamente omaggio al grande De Seta (parliamo del cortometraggio Vittorio De Seta – maestro di cinema del bravo Simone Massi), ha trionfato un documentario antropologico dedicato all’esorcismo, pratica sempre più dilatante nel mondo occidentale contemporaneo (la Diocesi di Milano ha dovuto raddoppiare i suoi esorcisti, da sei a dodici, aprendo addirittura un call center). Ha commentato la stessa Di Giacomo: «Anche i preti che praticano l’esorcismo si chiedono spesso quale sia il confine fra disagio psichico e possessione. venezia-733Di certo, la diffusione del fenomeno rivela quanto siamo fragili. La razionalità di cui la società ci chiede continuamente di dare prova non riesce a cancellare quanto di irrazionale c’è in noi. E le nostre terapie non esauriscono il malessere». Un’ opera nata anzitutto dall’esigenza di varcare l’oramai trito e ritrito stereotipo orrorifico, allo scopo di far conoscere un fenomeno su cui sarà sempre più necessario gettare una riflessione: «Questo film sembrava impossibile da realizzare» ha aggiunto commossa l’autrice a premio ritirato: «non so se ci ha messo lo zampino il diavolo o la divina provvidenza ma siamo riusciti. venezia-73Il premio lo devo alle persone che mi hanno regalato un pezzo della loro vita e non posso non citare il mio eroe: Padre Cataldo». Ad aggiudicarsi il premio come migliore sceneggiatura è Wang Bing per la sua ultima fatica Bitter Money, suggestivo affresco sul mondo del precariato cinese. Vincono anche Nuno Lopes per Sao Jorge di Marco Martins (migliore attore), Ruth Diaz per Tarde para la ira dell’esordiente Raul Arevalo (migliore attrice), Reha Erdem per Big big world (premio speciale) e Fien Troch per Home (migliore regia). Da annoverare anche l’encomio serbato a La voz perdida di Marcelo Martinessi, premiato come miglior cortometraggio. È The Last of Us invece ad imporsi come migliore opera prima; la scelta della giuria guidata da Kim Rossi Stuart è caduta sul tunisino Ala Eddine Slim, cui è andato il Leone del futuro Luigi de Laurentiis (50.000 al regista e 50.000 al produttore): «Dedico questo premio agli amici cineasti, in questo mondo che ci impone frontiere assurde rimane uno spazio condiviso che è il cinema». venezia-736Protagonista di questo ambizioso road movie esistenziale è un profugo in fuga verso l’Europa; un viaggio straziante tra deserto, oceano, città e foresta che trova nella perdita, intesa come astrazione morale e civile, il suo motivo conduttore.  Premio speciale della giuria a The Bad Batch, thriller distopico post apocalittico, diretto dalla giovane regista americana di origine iraniana Ana Lily Amirpour, giunta al suo secondo lungometraggio: «Questo è veramente psichedelico, essere qui è un sogno». Commento che non stride affatto con l’eccentrica personalità dell’autrice. Paula Beer, protagonista del nuovo film di Francois Ozon, Frantz, incassa il premio Marcello Mastroianni come migliore attrice emergente, mentre a trionfare nelle Coppe Volpi troviamo Emma Stone per La La Land e l’argentino  Oscar Martinez, protagonista de El ciudadano illustre di Mariano Cohn e Gastòn Duprat. Leone d’Argento per la regia ex aequo al messicano Amat Escalante e al russo Andrei Konchalovsky (rispettivamente per La region selvaje e Paradise). Chiudono il cerchio Animali notturni di Tom Ford il quale, pur tradendo le aspettative dei bookmakers, porta a casa il Gran premio della giuria, mantenendo così la sua identità nel festival che sette anni fa lanciò il suo folgorante esordio A Single Man, e infine l’immancabile The Woman Who Left del filippino Lav Diaz, che dopo From What is Before (2014) torna ad arricchire il suo Palmares con un meritato Leone d’oro. In ultima battuta ci teniamo a menzionare quanto accaduto in Venezia Classici: il premio al miglior film restaurato è stato conferito alla Cineteca di Bologna per Break Up – L’uomo dei cinque palloni di Marco Ferreri, realizzato in collaborazione col Museo nazionale del cinema di Torino.

di: Francesco Milo Cordeschi

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