Venezia 73: le opere prime presentate finora

Nel mezzo del cammin della 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, sono già molti gli interessanti esordi che hanno debuttato e sono pronti a contendersi l’ambito Premio Luigi De Laurentiis per la Miglior Opera Prima.
Soltanto il 2 settembre sono state proiettate ben cinque opEl Cristo Ciego - Venezia 73ere prime. El Cristo Ciego del cileno Christopher Murray, in concorso, racconta di un giovane pervaso dalla fede e convinto di poter compiere miracoli, pur essendo oggetto di scherno da parte degli abitanti del villaggio in cui vive. Un giorno, quando apprende che un suo caro amico d’infanzia è stato vittima di un grave incidente, decide di mettersi in viaggio, scalzo e solo, per andarlo a guarire. L’esordio di Murray ha suscitato reazioni contrastanti. C’è chi lo ha già battezzato come rivelazione di Venezia 73 e chi, invece, non ne ha particolarmente apprezzato i lunghi silenzi e l’arringa terzomondista.
Presentato nella sezione Orizzonti, Tarde para la ira, invece, sembra aver messo tutti d’accordo. Standing ovation e 8 minuti di applausi per l’esordio dell’attore spagnolo Raúl Arévalo, che narra di una paziente vendetta. Dopo aver perso la sua ragazza in una rapina in gioielleria e aver visto suo padre finire in coma, per otto anni José frequenta abitualmente il bar di Ana, in attesa Tarde para la ira - Venezia 73che suo marito Curro venga scarcerato. Partendo da Curro, autista della banda, nonché unico membro finito in carcere, José vuole risalire a tutti gli altri e dare loro ciò che si meritano.
Sempre nella sezione Orizzonti, è stato presentato Die Einsiedler di Ronny Trocker. L’opera prima del regista altoatesino racconta di come Albert, dopo una vita passata isolato dal mondo in una fattoria assieme ai genitori, si ritrovi a lavorare in una cava di marmo e a doversi confrontare con le sue difficoltà relazionali. Quando suo padre muore, la madre decide di seppellire il cadavere in montagna e tenere il figlio all’oscuro per evitare che, con il suo ritorno, ripiombi in quella vita di solitudine.
Nella sezione Biennale College, invece, ha fatto il suo debutto Mukti Bhawan (Hotel Salvation), esordio del regista indiano Shubhashish Bhutiani. La storia è quella di un anziano che vive in un villaggio vicino al Gange e, avvertendo la morte imminente, decide di passare i suoi ultimi giorni all’Hotel Salvation, struttura situata sulle sponde del fiume sacro e adibita proprio ad ospitare i moribondi, per un massimo di quindici giorni.
Nella sezione Cinema nel Giardino, è stato presentato Franca Chaos and Creation - Venezia 73Franca: Chaos and Creation di Francesco Carrozzini, documentario su sua madre, Franca Sozzani, storica direttrice responsabile di Vogue Italia, che si racconta con intelligenza, ironia e leggerezza.
Il 3 settembre, invece, è stata la volta di La Soledad di Jorge Thielen Armand, che ha debuttato nella sezione Biennale College. Il regista venezuelano narra di un ragazzo che, per evitare che la baracca in cui vive assieme alla sua famiglia venga demolita, si mette alla ricerca di un tesoro che si dice sia nascosto proprio all’interno delle sue mura.
Ottima l’accoglienza riservata a Il più grande sogno di Michele Vannucci, proiettato il 4 settembre nella sezione Orizzonti. La storia (vera) è quella di Mirko Frezza (interprete di sé stesso), ex galeotto, che, eletto Presidente del comitato di quartiere, è determinato a creare un futuro migliore, non soltanto per sé e per la sua famiglia, ma anche per tutti gli abitanti della Il più grande sogno - Michele Vannucci - Venezia 73periferica borgata romana in cui vive. Nel cast anche Alessandro Borghi, reduce dal successo di Non essere cattivo e Suburra, che interpreta il migliore amico del protagonista.
Nella stessa giornata ha debuttato un’altra opera prima, stavolta nella sezione Biennale College: Una hermana (One Sister) di Sofia Brokenshire e Verena Kuri. Ambientato in un villaggio rurale dell’Argentina, il film racconta di una donna che indaga sulla scomparsa della sorella, il cui improvviso ritorno smuoverà antichi ricordi in tutti gli abitanti del posto.
Ieri, 5 settembre, ha debuttato nella sezione Orizzonti Maudite poutine del canadese Karl Lemieux. Storia di un ragazzo che, dopo aver rubato della droga alle persone sbagliate, scopre che suo fratello, con cui aveva perso i contatti da anni, fa parte proprio di quella banda. Il riavvicinamento tra i due diventa, quindi, necessario.
Oggi, 6 settembre, sarà, invece, la volta di Gukôroku (Traces of Sin) del giapponese Kei Ishikawa, presentato sempre nella sezione Orizzonti. A un anno di distanza dal terribile e discusso omicidio di un’intera famiglia, un giornalista cerca la verità e, scavando nel passato della coppia defunta, scopre quanto le apparenze possano essere ingannevoli.
Queste e tante altre ancora le opere prime presentate al Festival di Venezia, che si riconferma anche quest’anno illustre vetrina per giovani talenti.

di Camilla Di Spirito

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