Gene Wilder: comico, attore e anche regista. Dalla consacrazione all’esordio con “Il fratello più furbo di Sherlock Holmes”.

Ebbene sì, quest’anno sembra veramente non finire più. Ad averci lasciato, pochi giorni fa, è stato proprio lui, Gene Wilder. Un comedian, sì, ma sarebbe alquanto riduttiva come accezione, visto il grande solco tracciato nella memoria pubblica. Un interprete che ha avuto, e continuerà ad avere, un merito non indifferente: essere stato il performer prediletto di una delle stagioni più innovative della comicità americana. A cavallo tra gli anni 60’ e 70’, autori come Woody Allen, figli del cabaret ma non ancora affermati come umoristi a tutto tondo, proponevano un filone vagamente vicino alla “Slapstick comedy” chapliniana, scanzonato e politicamente scorretto. Per intenderci, siamo ai tempi del fortunato esordio del genio Mel Brooks “Per favore, non toccate le vecchiette” (1968), Oscar alla migliore sceneggiatura originale, da cui poi scaturì un altrettanto fausto adattamento per Broadway, tutt’ora replicato, ed infine un remake (“The Producers – una gaia commedia neonazista”-2005-). E chi impersonava uno dei due protagonisti? Chi, sulle note del celeberrimo “Springtime for Hitler”, sperava assieme a Zero Mostel, di aver portato in scena una delle peggiori commedie teatrali della storia? Proprio lui, Gene Wilder. Fu quello il battesimo di un breve sodalizio col regista newyorkese che diede luce a tre film unici e irripetibili, forse i più grandi capolavori di Brooks: all’anzidetto “Per favore, non toccate le vecchiette” seguirono “Mezzogiorno e mezzo di fuoco” (1974) e naturalmente “Frankenstein Junior” (1974). Il tutto a dispetto dei precedenti insuccessi al botteghino; “Fate la rivoluzione senza di noi” (1970) e “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” (1971) di Mel Stuart, film a cui fu attribuita la dicitura “cult” ben più tardi di quanto si creda (originariamente non fu gradito il “cinismo” di alcune gag distanti dagli stilemi disneyani).Wilder3 Da lì in avanti fu una vera e autentica escalation: “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere)” (1972) siglò ufficialmente la sua consacrazione. Fu nel 1975 però che Wilder giunse all’apogeo del suo estro artistica: sulla cresta dell’intuizione parodica di “Frankenstein Junior”, diresse “Il fratello più furbo di Sherlock Holmes”, suo esordio dietro la macchina da presa, che lo vide nei panni di Sigerson Holmes, detective preso a sostituire il fratello momentaneamente «in vacanza» (come ripeteva a intermittenza il fido assistente interpretato da Marty Feldman – alias “Igor”). Una prova che senz’altro non passò inosservata e che trovò conferma nei lavori avvenire; “Il più grande amatore del mondo” (1977) e soprattutto “La signora in rosso” (1984): come poter dimenticare quell’espressione estasiata al passaggio sulle grate dell’aerazione della splendida Kelly LeBrock, intenta a emulare Marilyn Monroe in “Quando la moglie va in vacanza” (1955)? Sì, Gene Wilder, come già detto, è stato molto più di un dozzinale comedian o del maldestro nipote di Frankenstein; non è stato protagonista delle commedie, ma della commedia anni 70’. Un istrione il cui retaggio difficilmente andrà perduto.

di: Francesco Milo Cordeschi

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