Lina Wertmüller: 88 anni di comica irriverenza

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Fisico minuto, capello corto, indole irriverente. Lina Wertmüller compie oggi 88 anni, conservando inalterata la vivace e scanzonata aria di chi ha ancora voglia di divertirsi.
Il debutto nel mondo del cinema, dopo la parentesi teatrale e quella televisiva, avviene nel 1962 come aiuto regista di Federico Fellini sul set di . L’anno dopo, la Wertmüller dirige la sua opera prima, I Basilischi (1963), ritratto della statica e immutabile vita di provincia in un paesino del Meridione, al confine tra Puglia e Basilicata. Tra abitudini, pregiudizi e un’apatica indolenza, tre ragazzi trascorrono le loro giornate, riuscendo soltanto a I basilischilamentarsi della propria condizione, senza mai trovare il coraggio necessario per andare via o provare a cambiare le cose. I loro vaghi e astratti desideri non si concretizzano mai perché non accompagnati da una ferrea volontà. Discostarsi dalla propria natura per I Basilischi è impossibile. Sono lucertole stese al sole, esseri pietrificati nel tempo e di generazione in generazione nulla cambia. Il film riceve la Vela d’Argento e il Fipresci ex aequo al Festival di Locarno 1963 e inaugura per la regista romana una promettente carriera, caratterizzata anche dal sodalizio artistico con due ottimi attori, che formeranno una coppia simbolo del cinema della Wertmüller: Giancarlo Giannini e Mariangela Melato. I due si ritrovano a dividere lo schermo per la prima volta nel 1972 in Mimì metallurgico ferito nell’onore, storia di un operaio siciliano costretto a lasciare la giovane moglie per emigrare a Torino, in cerca di lavoro. Oltre che un posto in fabbrica, qui però troverà anche l’amore, nell’incontro con una giovane venditrice ambulante. Successivamente, Giannini e la Melato saranno protagonisti di Film d’amore e d’anarchia (1973) e del celebre Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto (1974), in cui una ricca e altezzosa industriale milanese, in seguito a un naufragio su un’isola deserta, si lascia travolgere dalla passione per un invelenito proletario siciliano, in un curioso ribaltamento dei ruoli e dei rapporti sociali all’interno di un ardente gioco di potere.
L’anno dopo, la Wertmüller gira Pasqualino Settebellezze (1975), grazie al quale diviene nel 1977 la prima donna ad essere candidata all’Oscar per la Miglior Regia. Il film riceve altre tre candidature (Miglior Film Straniero, Miglior Attore Protagonista e Miglior Sceneggiatura Originale). Pasqualino SettebellezzeA dominare la scena è sempre Giannini, questa volta giovane guappo napoletano, ossessionato dal senso dell’onore, e deciso a far sì che nessuna delle sue orripilanti sette sorelle comprometta la reputazione della famiglia.
Tutti questi film testimoniano il viscerale amore che la regista, memore anche delle paterne origini lucane, nutre per il Sud. Napoli, ad esempio, tornerà più volte protagonista in molte sue pellicole, tra cui il piccolo cult del 1992 Io speriamo che me la cavo, tratto dall’omonimo romanzo di Marcello D’Orta. La storia è quella di un maestro elementare (Paolo Villaggio) che, per errore, viene trasferito in una scuola della provincia di Napoli e si ritrova ad affrontare una realtà ostile, tentando di cambiare la mentalità dei bambini e di inculcare loro sani principi, nonostante l’ambiente in cui vivono.
Il cinema della Wertmüller, pur affrontando tematiche importanti come i conflitti sociali, la lotta di classe, la messa in crisi dei valori personali, il tormento e l’estasi della passione amorosa, si tinge spesso e volentieri di toni grotteschi, giocando con l’ironia e la comicità di situazioni che rasentano l’assurdo. La sua regia, piena di ritmo e vitalità, non manca di trovate interessanti e d’effetto, capaci di tenere avvinto lo spettatore e caricare di comico pathos le vicende narrate. Spesso, inoltre, al termine della visione, vengono messe in crisi tutte le certezze del protagonista, che si rende improvvisamente conto di aver scelto i fari sbagliati a guidare la sua navigazione nel periglioso mare dell’umana esistenza.
Famosa per i lunghissimi titoli dei suoi film, lunghi quasi quanto il suo nome completo (Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spanol von Braueich), la Wertmüller ha sempre conservato una vena eccentrica, testimoniata anche da quei suoi vezzosi occhiali bianchi, divenuti col tempo un vero e proprio inconfondibile tratto distintivo. E forse proprio questa sua vena l’ha sempre portata a voler sperimentare in ambiti diversi. Nel corso dellaLina Wertmüller - Enrico Job sua carriera, infatti, ha scritto anche canzoni, tra cui la bellissima Mi sei scoppiato dentro al cuore, magnificamente interpretata da Mina nel 1966 e dedicata dalla regista a Enrico Job, suo compagno di vita, autore delle scene e dei costumi di svariati suoi film, scomparso nel 2008. Inoltre, nell’’87 ha debuttato alla regia di opere liriche, portando in scena la Carmen di Bizet al Teatro San Carlo di Napoli e allo Stat Opera di Monaco e La Bohème al Teatro Lirico di Atene.
Incontenibile, attiva e vitale, Lina Wertmüller ha scritto parte della storia del cinema italiano, strappandoci sorrisi e risate e cavalcando l’onda di una sana e liberatoria follia, che, ancora oggi, a distanza di 53 anni dal suo esordio dietro la macchina da presa, continua a farci amare i suoi film.

di Camilla Di Spirito

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