Giffoni Film Festival 2016: un vulcano in piena attività

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Il Giffoni Film Festival, ribattezzato nel 2009 Giffoni Experience, è il festival di cinema per ragazzi più famoso al mondo. Nato nel 1971 per iniziativa dell’allora diciottenne Claudio Gubitosi, tuttora direttore artistico della manifestazione, il Giffoni è cresciuto negli anni in maniera esponenziale, riuscendo in breve tempo ad attirare attenzioni internazionali.
La caratteristica che lo contraddistingue, rendendolo unico e prezioso, è la giuria, composta da bambini e ragazzi provenienti da tutto il mondo, spettatori giovani e curiosi, pronti a coltivare la loro nascente passione per il cinema. Nel 1982, non a caso, Truffaut, ospite illustre della rassegna, scriveva: «Di tutti i festival del cinema, quello di Giffoni è il più necessario».Giffoni 2016 È in grado, infatti, di dare voce all’universo giovanile e di permettere a tanti ragazzi di confrontarsi e crescere. L’edizione appena conclusasi, la 46ª, ha vantato un ricco programma, comprendente 175 opere, e una giuria formata da ben 4.150 giovani, provenienti da 51 nazioni e 160 città italiane. Il tema del 2016 è stato “Destinazione”, definito già “in sé un obiettivo”. Come riportato sul sito, infatti, “si viaggia per mettersi in discussione e quindi per autodeterminarsi”. Il viaggio costituisce un’opportunità di crescita e la meta da raggiungere è uno stimolo al movimento, che dona a chi lo intraprende nuova linfa vitale.
Sei le sezioni competitive: Elements +3 (3-5 anni), Elements +6 (6-9 anni), Elements +10 (10-12 anni), Generator +13 (13-15 anni), Generator +16 (16-17 anni), Generator +18 (dai 18 anni in su). A queste si aggiunge la nuova sezione dedicata ai documentari, Gex Doc, e la sezione Parental Control, rivolta ai genitori, in cui quest’anno sono state proiettate tre opere prime italiane: Un posto sicuro di Francesco Ghiaccio, Lo chiamavano Jeeg Robot di Gabriele Mainetti e Due euro l’ora di Andrea D’Ambrosio. Inoltre, il penultimo giorno della rassegna ha visto protagonista Claudio Santamaria, che ha ricevuto il Giffoni Experience Award, ritirando il quale ha sottolineato quanto l’esordio di Mainetti sia stato una scommessa e quanto sia importante coltivare i film di genere, che, se ben realizzati, riescono ad ottenere una risposta positiva dal pubblico.
Tantissime le opere prime in concorso nelle varie sezioni. La categoria +6 ha visto l’israeliano Jonathan Geva presentare il suo esordio, Abulele, storia di un’amicizia speciale: quella che si viene a creare tra un bambino che ha da poco perso il fratello e un mostro invisibile agli adulti, ma che si rivela essere molto meno spaventoso di quanto volevano fargli credere.
Nella sezione +10 troviamo, invece, in concorso il turco Ümit Köreken con Blue Bicycle, storia di un dodicenne turco che si confronta con le ingiustizie del mondo e, per tentare di porvi rimedio, sceglie con maturità di rinunciare provvisoriamente anche alla bicicletta dei suoi sogni. A fargli compagnia vi è il tedesco Dominik Wessely, regista di Nelly’s Adventure, Nelly's Adventure - Giffoni 2016in cui racconta di una tredicenne, che, essendo stata rapita, invece di attendere il soccorso dei genitori, decide di tentare la fuga, riuscendovi rocambolescamente con le proprie forze. Il debutto di Wessely ha trionfato nella sua categoria.
La sezione +13 conta quattro esordi. Learn by Heart, del francese Mathieu Vadepied, racconta di un quattordicenne che vive nella periferia di Parigi e, pur essendo intelligente, ha scarsi risultati a scuola. Le cose, però, cambieranno grazie all’aiuto di un amico più giovane di lui. La cilena Pepa San Martìn esordisce, invece, con un film che affronta l’interessante punto di vista dei ragazzi sull’omosessualità. Rara racconta, infatti, la storia di una tredicenne che cerca di vivere serenamente con sua madre e la compagna, mentre il padre porta avanti una battaglia per ottenerne l’affidamento esclusivo. My Revolution del francesce Ramzi Ben Sliman racconta di un adolescente di origini tunisine, che vive a Parigi e diventa per sbaglio un’icona della Primavera Araba. Inizialmente sfrutterà la coincidenza per ottenere maggiore popolarità a scuola, salvo poi raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda. Ultimo esordio della sezione è King Jack, dell’americano Felix Thompson, storia di un quindicenne che vive in una cittadina degradata ed è vittima di bullismo. Trovandosi, durante un week-end, a dover badare al cuginetto, scoprirà che si può trovare un barlume di felicità anche nei momenti peggiori.
Nella categoria +16 troviamo ben cinque opere prime. Il russo Mikhail Mestetskiy, col suo film di debutto Rag Union, racconta di un adolescente che entra in contatto con un gruppo di ragazzi che sognano di cambiare il mondo con l’arte. L’irlandese Simon Fitzmaurice ha presentato in concorso, invece, My Name is Emily, My Name is Emily - Giffoni 2016storia di una ragazza orfana di madre, che vive in una casa famiglia, ma che un giorno decide di scappare insieme al suo unico amico per far uscire suo padre dal reparto di psichiatria in cui è rinchiuso. Il regista, completamente paralizzato a causa della SLA, ha scritto e diretto il film con l’ausilio del software Eye Gaze, che riconosce il movimento degli occhi. Il suo film si è classificato secondo, subito dopo The Violin Teacher del brasiliano Sérgio Machado. Girl Asleep, dell’australiana Rosemary Myers, racconta le difficoltà che affronta una quindicenne durante l’inevitabile processo di crescita. Infine, lo svedese Magnus Von Horn ha presentato The Here After, storia del difficile reinserimento nella società di un giovane ex-detenuto.
Nella categoria +18 troviamo il regista franco-colombiano Jacques Toulemonde Vidal, che ha diretto Anna, storia di una giovane e fragile madre di origini colombiane, ma residente a Parigi, che, di fronte al rischio di perdere suo figlio a causa dell’ex-marito, decide di portarlo con sé in Colombia per tentare di iniziare una nuova vita. Altro debutto nella stessa categoria è quello dell’inglese Joe Stephenson, diplomatosi alla New York Film Academy a soli 17 anni, che ha diretto e prodotto Chicken, storia di due fratelli disadattati che vivono in una roulotte. Chicken - Giffoni 2016Il giorno in cui il terreno su cui stazionano viene acquistato da un nuovo proprietario, dovranno mettere tutto in discussione. Oltretutto, nella vita di uno dei due farà irruzione anche l’amore, con le dolci sembianze della giovane figlia del proprietario. Il film, al termine della competizione, si è classificato secondo, dietro Urban Hymn dello scozzese Michael Caton-Jones, che ha vinto la sezione +18, aggiudicandosi il Gryphon Award.
Giffoni si riconferma, quindi, un vulcano in piena attività, ricco di magma creativo e di giovani autori, felici di confrontarsi con le attuali e le future generazioni di spettatori in un continuo scambio di idee, visioni ed energia.

di Camilla Di Spirito

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