‘Lucky’ Billy Wilder: da Buffone a Grande Regista

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Il 22 giugno di 110 anni fa, in una città della Galizia (all’epoca facente parte dell’Impero Austro-Ungarico) nasceva Billy Wilder, o come lo chiamavano spesso a Hollywood “Lucky Billy” – una tra le massime figure della cinematografia mondiale d’ogni tempo. Non si possono catalogare i film di Billy Wilder come “leggeri”, in grado solo di divertire e di intrattenere il pubblico. Naturalmente, ha imparato a destreggiarsi alla perfezione nel suo genere principale – la commedia. Però, tra i suoi lavori, si trovano anche il dramma psicologico, il noir duro e film polizieschi, biografici, militari. A Billy piaceva anche alternare temi seri a quelli leggeri, tanto che, durante la sua carriera, la commedia ha acquisito diverse sfumature: commedia farsa (“A qualcuno piace caldo”, 1959), commedia romantica (“Arianna”, 1957), commedia satirica (“L’appartamento”, 1960).

Nel 1936 Billy si trasferisce negli USA e a Hollywood, proseguendo l’attività di sceneggiatore, inizialmente per la Universal e poi, in maniera definitiva, per la Paramount. Scrive soggetti per registi importanti come Lubitsch e Hawks e si fa apprezzare per la stesura di Ninotchka (1939), che gli vale la prima nomination all’Oscar. Stanco di vedere i propri lavori diretti da altri, nel 1940 decide di passare alla regia con l’esordio americano Frutto proibito (1942), romantica commedia interpretata da Ginger Rogers e Ray Milland, in cui l’eroina, messa a dura prova dalle difficoltà della vita, per via delle circostanze è costretta a indossare i panni di una ragazzina minorenne, presa in custodia da un bell’insegnante di una scuola militare. “Non a tutti andava a genio quello che facevo, così un giorno si sono stancati di dirmi “no” e sono diventato regista” – scherzava Billy Wilder. “Frutto proibito” è stata una prova ardua, visto le tante problematiche sorte con attori, personale tecnico e soprattutto con i finanziamenti. Il film non ha riscosso successo, ma è stata una scoperta per Billy, che spiegava così cosa significasse per lui essere un regista: “Per ottenere successo, il regista deve essere anche poliziotto, psicoanalitista, lecchino, stronzo”.

Come è riuscito Billy Wilder ad entrare tra i giganti del cinema americano? Come ogni regista, aveva i suoi segreti. Credeva che il successo di un film venisse determinato nei primi dieci minuti. Se in quel lasso di tempo lo spettatore viene preso, starà a guardare con interesse fino alla fine. È noto che Wilder ripetutamente rimontava i suoi lavori. Dopo l’anteprima di “Sunset Boulevard”, si capiva che il pubblico non aveva reagito come previsto, così Billy decise di ri-girare completamente la prima scena. Di conseguenza, “Sunset Boulevard” è diventato uno dei classici della cinematografia mondiale.

Solo pochi registi, nella storia, hanno lasciato un’impronta. Billy Wilder ci è riuscito. Il suo ultimo film “Buddy Buddy” (1981), l’ha girato nel 1981, all’età di 75 anni. Negli ultimi anni si è goduto la vita, non dimenticandosi, però, di fare la canonica camminata al suo ufficio di Santa Monica a Beverly Hills. Qui, nei suoi armadi, si possono trovare trenta sceneggiature e i suoi sei Oscar, il giusto riconoscimento dell’American Film Academy per le sue opere.

 

di Aleksandra Piliuch

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