Quando l’opera prima è un remake

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È raro ma può capitare: al loro esordio cinematografico, alcuni registi optano  – o vengono scelti – per un remake. Presunzione o scrupolo appassionato? Ambizione o mancanza di creatività?

L’horror è tra i generi più oggetto di remake. Gli amanti avranno presente La casa (1981), primo lungometraggio di un Sam Raimi che diventerà famoso per la trilogia di Spiderman. Ebbene, a distanza di quasi trent’anni, il regista statunitense e il protagonista della sua opera prima Bruce Campbell (alias Ash) ridiventano produttori del remake che Raimi in persona decide di affidare a un giovane YouTuber: Fede Alvarez. L’uruguaiano racconta di aver sempre preferito gli horror: poco più che adolescente, si reca in un videonoleggio, chiede il film più spaventoso che c’è e gli viene proposto La casa. Il film – afferma – è uno dei suoi preferiti in assoluto, tuttavia poteva essere migliorato in quanto ad immagine ed effetti: questa, e non il difetto di fantasia, ciò che lo avrebbe spinto ad accettare, ancora una volta, la proposta. Rimanendo finché possibile nei canoni del realistico, Alvarez decide di trasportare nella contemporaneità la vicenda e di sostituire lo storico Ash con un più moderno personaggio femminile. Ma non è il solo della categoria. La maschera di cera (1978) di Andrè de Toth, già remake dell’omonimo film del 1933 di Michael Curtiz, viene riproposto nel 2005 da Jaume Collet-Serra (reso più noto da Unknown, con Liam Neeson). È probabile che, se si fosse fermato alla sua opera prima, il regista spagnolo sarebbe stato scaricato dalla critica nel caro vecchio dimenticatoio poiché il film si rivelò un flop: la cura dell’immagine non riesce, infatti, a bilanciare la mediocrità dei contenuti né a caricare la suspense richiesta dal genere. Maggiormente predisposto per il drammatico, invece, l’attore francese Daniel Auteuil (ora protagonista in Le confessioni accanto a Toni Servillo) che si sperimenta regista nel delicato La fille du puisatier (2011), rifacimento del film di Marcel Pagnol del 1940. Il film si mantiene fedele all’originale, peccando però di empatia: Auteuil non fa alcun tentativo per rendere moderno un lungo che, a suo tempo, fu apprezzato dal pubblico francese proprio per la vicinanza emotiva con gli eventi e il periodo storico. Un altro attore-regista novello che si metterà presto alla prova con un remake drammatico si dice sarà Bradley Cooper, con E’ nata una stella: riuscirà a dimostrarsi all’altezza di chi è venuto prima di lui?

In effetti, mettersi a confronto con opere già note, alle volte veri e propri cult, può rivelarsi un’arma a doppio taglio: partire da una base già pronta significa, sì, risparmiarsi la fatica (o forse la parte migliore) di costruire un plot e, talvolta, i personaggi; ma vuol dire anche competere con un modello da eguagliare, se possibile superare, senza deliri di onnipotenza e mettendoci qualcosa del proprio. Insomma, necessita di una sicurezza propria di non molti esordienti.

 

di Cristina Morra

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