LA BELLA VITA di Paolo Virzì (1994)

, Grandi Esordi

La bella vita_opereprime.org1La bella vita, esordio di Paolo Virzí, è una commedia dolceamara, che mostra già il legame che il regista livornese avrà, in quasi tutte le sue opere, con la grande tradizione della commedia all’italiana di autori come Monicelli o Scola.

La storia si svolge a Piombino e ha per protagonista una coppia sposata: Bruno, operaio in un’acciaieria, e Mirella, cassiera in un supermercato. Siamo nel 1992, anno in cui il mercato dell’acciaio inizia a crollare e le acciaierie stanno per essere vendute.

Cominciano gli scioperi e le discussioni tra quelli che vorrebbero battersi per il proprio lavoro e chi, invece, inizia a pensare a un futuro da imprenditore. Bruno, come molti suoi colleghi, viene messo in cassa integrazione. Parte così un processo di perdita dell’identità, viene meno quella figura di operaio vista come simbolo di un’intera classe sociale, motivo di orgoglio da tramandare di padre in figlio.

A causa di questa precarietà e della conseguente improvvisa mancanza di punti di riferimento, inizia a crearsi uno squilibrio anche a livello emotivo, che porta il protagonista a chiudersi sempre più in sé stesso. Bruno precipita verso l’individualismo e, se all’inizio del film a casa dei due coniugi vediamo sempre tante persone guardare la televisione insieme, ridere e scherzare, pian piano lo vediamo sempre più spesso solo.

È talmente preso dai suoi problemi da non accorgersi nemmeno della relazione, principalmente sessuale, che la moglie Mirella intraprende con Gerry Fumo, noto conduttore di una trasmissione locale.

È il periodo delle televisioni private e il personaggio di Gerry, interpretato da un ottimo Massimo Ghini, è quello di un uomo arrogante, superficiale, emblema del capitalismo e della famosa ‘bella vita’, fatta di soldi e sesso facili.

Eppure, questa bella vita è solo un’illusione. Lo stesso Gerry non riesce a trovare dei finanziamenti per il suo programma e si rivela non così felice come cerca, a tutti i costi, di sembrare agli altri.

Il film non ha toni accusatori e non vuole dare un giudizio morale, ma semplicemente mostrare una realtà che cambia e lo fa con toni delicati, con un tipico amore verso i personaggi che caratterizzerà l’opera omnia di Virzì.

Ne è la prova il fatto che riusciamo a entrare in sintonia anche con un personaggio che dovrebbe essere ‘negativo’ come quello di Gerry Fumo e a trovare, seppur stia commettendo un adulterio, molto dolce e ingenua Mirella, una Sabrina Ferilli in una delle sue interpretazioni migliori.

Sicuramente il personaggio con cui è più facile entrare in contatto è proprio quello di Bruno, anche grazie al fatto che la voce narrante che ci accompagna per tutto il film è la sua. Sue sono anche le battute più divertenti, in dialetto toscano.

Se volessimo trovare un difetto al film, che ancora oggi risulta scorrevole e piacevole da guardare, sarebbe la colonna sonora, a tratti, ripetitiva e ingombrante.

di Silvia Festini

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