Un esordio COLOSSALE: l’opera prima di Sergio Leone compie 55 anni

, Fatti di cinema

Chi ben comincia è a metà dell’opera diceva qualche tempo fa Orazio, poeta dell’età antica. E, nonostante il parecchio tempo trascorso, il suo detto è ancora in auge. Non può esimersi da queste parole uno dei registi che con i suoi film (pochi ma buoni!) è riuscito a cambiare le sorti della cinematografia mondiale, influenzando cineasti del calibro di Stanley Kubrick, Martin Scorsese, Quentin Tarantino, Brian De Palma e molti altri. Sergio Leone, figlio di un regista del periodo del muto e di un’attrice, iniziò a lavorare nell’ambiente cinematografico giovanissimo. La breve parentesi attoriale come comparsa in Ladri di biciclette lo spinse verso quello che sarebbe stato il suo naturale percorso: la regia. Ed così che, poco più che trentenne, il giovane Leone diresse la sua opera prima: Il colosso di Rodi (1961). Strano ma vero, esordì sul grande schermo non con cavalli e pistole, ma bensì con un lungometraggio appartenente al genere “peplum”, film storici in costume ambientati nell’antica Grecia o nella civiltà romana. La vicenda narra dell’eroe ateniese Dario che, giunto sull’isola di Rodi, assiste al malcontento della popolazione nei confronti del re Serse, costruttore del famoso colosso. Il re ha una figlia, Diala, di cui Dario s’innamora e nella quale cerca complicità per contrastare il padre. Ma un terremoto inaspettato distrugge Rodi e il suo colosso. Il ruolo dei due protagonisti principali fu affidato agli attori Rory Calhoun e Lea Massari che interpretarono le loro parti con eleganza e serietà; tuttavia, il periodo delle riprese fu per Leone piuttosto frastagliato. Infatti, originariamente, la produzione americana aveva scelto come protagonista maschile l’attore John Derek, al quale però il ruolo di solo protagonista veniva un po’ stretto. Così Derek accusò Leone, facendo leva sull’inesperienza e l’incapacità del giovane regista nel girare un film di quella portata, proponendosi lui stesso nella regia del film. Ma, come sappiamo, la sua proposta non fu accettata poiché Leone fu appoggiato dall’intero cast del film; John Derek decise così di abbandonare le riprese. Dal punto di vista stilistico Il colosso di Rodi non mostra pienamente quelli che saranno i tratti tipici leoniani, ma vira più verso una regia pulita e curata, attenta ai dettagli e alla narrazione. La colonna sonora (questo è l’unico film non realizzato in collaborazione con Ennio Morricone) assume già connotazioni espressive, affiancando i protagonisti e aprendosi la strada verso quello che sarà lo sviluppo dei diversi theme connessi ai personaggi. L’opera prima del regista nostrano è dunque un buon punto di partenza, un trampolino di lancio che porterà qualche anno dopo alla genesi del primo di una lunga serie di capolavori: Per un pugno di dollari.

 

di Giulia Sterrantino

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.