Cannes 2016: riflettori puntati sulle opere prime

, Fatti di cinema

Maggio per molti sarà un mese come un altro, ma non per gli appassionati di cinema. Il calendario dei cinefili è scandito, infatti, da alcuni appuntamenti imperdibili. Settembre significa Mostra del Cinema di Venezia, Ottobre Berlinale, Febbraio Oscar. E Maggio non può che significare Festival di Cannes, arrivato quest’anno alla 69° edizione, che si terrà dall’11 al 22. Considerata una delle rassegne cinematografiche più prestigiose al mondo, il Festival di Cannes è anche una pregevole vetrina per giovani talenti.
Nella sola sezione Un Certain Regard, quest’anno, si contano ben sette opere prime: “La danseuse” di Stéphanie Di Giusto (Francia), “La Tortue Rouge” di Michael Dudok de Wit (Paesi Bassi), “Omor Shakhsiya” di Maha Haj (Israele), “Hymyilevä mies” di Juho Kuosmanen (Finlandia), “La larga noche de Francisco Sanctis” di Francisco Márquez e Andrea Testa (Argentina), “Caini” di Bogdan Mirica (Romania) e, infine, “The Transfiguration” di Michael O’Shea (USA).
Ma parlando di opere prime a Cannes, non possiamo trascurare la Semaine de la Critique, sezione parallela del Festival appositamente dedicata alle opere prime e seconde. Si dice che quest’anno più di mille registi abbiano provato a candidare il loro film, ma tra tutti ne sono stati scelti soltanto dieci. E, tra questi dieci, sei sono opere prime: “Albüm” di Mehmet Can Mertoğlu (Turchia), “Grave” di Julia Ducournau (Francia), “Shavua ve yom” di Asaph Polonsky (Israele), “Tramontane” di Vatche Boulghourjian (Libano),  “A Yellow Bird” di K. Rajagopal (Singapore) e, tra le proiezioni speciali, “Apnée” di Jean-Christophe Meurisse (Francia). La giuria di questa sezione, i cui componenti sono già stati annunciati, sarà presieduta dalla regista francese Valérie Donzelli e composta dalla connazionale Alice Winocour, dall’americano David Robert Mitchell, dall’israeliano Nadav Lapid e dall’argentino Santiago Mitre.
Infine, nella Quinzaine des Réalisateurs, vanno citate “Ma vie de courgette” di Claude Barras (Svizzera) e “Mercenaire” di Sacha Wolff (Francia).
Tanti i premi da assegnare a fine festival, ma tra questi il più onorevole in ambito esordienti è senza dubbio l’ambita Caméra d’Or, che va alla miglior opera prima di tutte le sezioni del festival.
E allora buio in sala, che si accendano i proiettori e spazio a tanti nuovi talenti, pronti ad animare gli schermi di tutto il mondo.

di Camilla Di Spirito

Lascia un commento