Quali sono le distribuzioni più inclini a sostenere giovani talenti emergenti?

, Fatti di cinema

Negli ultimi anni la produzione di opere prime non solo si è mantenuta costante, ma ha registrato addirittura un incremento. Questo dato apparentemente positivo, però, viene totalmente svuotato di significato quando si vanno a fare i conti con la visibilità che questi film ottengono. Spesso, infatti, la maggior parte degli esordi nostrani si perde nel mare magnum dell’offerta cinematografica, non trovando un proprio pubblico. Un ruolo fondamentale nel decretare l’emersione della singola opera da questo immenso bacino è giocato dalla strategia promozionale che si sceglie di adottare, dal tipo di campagna pubblicitaria, da come l’esistenza di quel determinato prodotto filmico viene comunicata ai potenziali spettatori in modo tale da destare la loro attenzione e il loro interesse. Ma il lavoro di promozione non avrebbe senso se trascurassimo un passaggio essenziale: la distribuzione. I distributori sono coloro i quali fanno arrivare i film in sala, favorendone la diffusione e la circolazione. Per questo molti ritengono che i finanziamenti pubblici non dovrebbero andare soltanto a sostegno della produzione, ma anche, e forse soprattutto, della distribuzione per evitare di realizzare film destinati a non avere un pubblico.

Ci sono diverse case di distribuzione in Italia e molte hanno dimostrato particolare premura nel diffondere le opere prime di giovani talenti emergenti. Tra queste ricordiamo la Good Films, fondata nel 2012 da Ginevra Elkann, Francesco Melzi d’Eril, Luigi Musini e Lorenzo Mieli, che ha distribuito Salvo (2013) di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, Short Skin di Duccio Chiarini e Cloro (2015) di Lamberto Sanfelice. Il primo è stato vincitore del Grand Prix de la Semaine de la Critique al Festival di Cannes, il secondo è stato nominato ai David di Donatello 2015 come Miglior Regista Esordiente, mentre il terzo è stato presentato in concorso ufficiale al Sundance Film Festival e nella sezione Generation alla Berlinale. Tutti ottimi esordi, è interessante constatare che sia Salvo che Cloro sono accomunati dalla presenza della stessa attrice: Sara Serraiocco.

Altra realtà molto attiva nella diffusione di interessanti opere prime è Distribuzione Indipendente di Giovanni Costantino che si è occupata di Spaghetti Story (2013) di Ciro De Caro, film girato in 11 giorni e costato 15mila euro, divenuto in breve tempo un piccolo caso per il successo riscosso, e WAX – We Are the X (2015) di Lorenzo Corvino, definito il primo “selfie-movie” della storia perché adotta la soggettiva di uno smartphone.

Anche Cinecittà Luce, amministrata da Roberto Cicutto, è molto attiva nel sostenere i giovani autori. Tra le opere prime che ha distribuito ricordiamo 20 sigarette (2010) di Aureliano Amadei, Et in Terra Pax (2010) di Matteo Botrugno e Daniele Coluccini, Into Paradiso (2010) di Paola Randi, Là-bas – Educazione criminale (2011) di Guido Lombardi, Corpo celeste (2011) di Alice Rohrwacher, L’intervallo (2012) di Leonardo Di Costanzo, Piccola Patria (2013) di Alessandro Rossetto e Il Sud è Niente (2013) di Fabio Mollo.

Non possiamo, poi, non menzionare la Lucky Red di Andrea Occhipinti, che ha distribuito Lo chiamavano Jeeg Robot (2015), il fortunato esordio alla regia di Gabriele Mainetti, presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, e, ancor prima, L’arbitro (2013) di Paolo Zucca e La kryptonite nella borsa (2011) di Ivan Cotroneo.

Ricordiamo, inoltre, la Fandango Distribuzione di Domenico Procacci con Pranzo di ferragosto (2008) di Gianni Di Gregorio, Cosmonauta (2009) di Susanna Nicchiarelli e L’ultimo terrestre (2011) di Gianni Pacinotti, meglio noto come Gipi.

Infine, non ha bisogno di presentazioni la 01 Distribution, amministrata da Paolo Del Brocco, che ha distribuito ACAB – All Cops Are Bastards (2012) di Stefano Sollima, La mafia uccide solo d’estate (2013) di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, Smetto quando voglio (2014) di Sydney Sibilia e Se Dio vuole (2015) di Edoardo Falcone.

Tutti questi esempi, e molti altri se ne potrebbero fare, testimoniano il ruolo fondamentale che la distribuzione ha nel far conoscere nuovi talenti, scommettendo sul cinema che verrà.

 

di Camilla Di Spirito

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  • ROBERTO CARLO DERI 10 / 04 / 2016 Reply

    Purtroppo, cpme antropologo e scrittore professionista (e purtroppoi anche esperienze professionali nel mondo del cienma e del teatro) devo dissentire. Innanzitutto le opere prime e quasi tutto il cinema viene finanziato con denarto pubblico, e gran parte, circa il settanta per cento neppure esce oltra alla scarsissima qualità. Il clientelismo regna supremo. La qualità di arte recitativa, tranne i casi dei “maotri sacri£, ormai pochi viventi, è pessima se non esistente. Jeeg robot…ma dove è la recitazione?

  • ROBERTO CARLO DERI 10 / 04 / 2016 Reply

    chiedo scusa per gli errori al precedente commento, ma ho problemi di tastiera e non li visualizzo

  • Corrado C. 31 / 10 / 2016 Reply

    ma come si fa a parlare di alcune distribuzioni ridicole e inesistenti lodandole e mettendole a confronto che società serie che investono e rischiano?

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