VELOCITA’ MASSIMA di Daniele Vicari (2002)

, Grandi Esordi

velocità massima 1Corroso da un’altalenante condizione economica, il proprietario di un’autorimessa dell’Ostia Lido (Valerio Mastandrea) assolda un sagace e promettente meccanico (Cristiano Morroni) come suo nuovo assistente. Pur non pagato, il giovane apprendista si rivelerà un socio a tutti gli effetti: i due insieme truccheranno una macchina per partecipare alla pari a delle corse clandestine all’Eur. Sarà una donna (Alessia Barela) a dividerli..

Sono trascorsi poco più di tredici anni da quando un giovane regista reatino, fino a prima impegnato esclusivamente nel documentario socio-politico, riceveva il Premio Pasinetti nel corso della 59a edizione del festival di Venezia. Il David al miglior esordiente sembrava quasi un’ineffabile conseguenza, vista la maturazione autoriale messa in atto con “Velocità massima”.

Da allora Daniele Vicari ne ha fatta di strada, ma a rifletterci risulta difficile immaginare oggi “Il passato è una terra straniera” (2008), o anche il più noto “Diaz – Don’t Clean Up This Blood” (2012), senza questo modesto cult. velocità massima 2Un esordio a tutto tondo: la prima occasione in cui l’intento di mostrare uno spaccato sociale, già ben presente nella proficua parentesi documentarista, viene messo al servizio della narrazione finzionale e del film di genere.

Pregevole la commistione tra i codici dell’action movie, contrassegnati dal montaggio incalzante di Spoletini, e il dramma popolare di matrice pasoliniana.

Un film che funziona, dove nulla è lasciato al caso e il livello di scrittura è consapevole. Una maturità registica che sembra palesarsi nel gesto finale del protagonista.

di Francesco Milo Cordeschi

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