NOTTURNO BUS di Davide Marengo (2007)

, Opere Prime

Il film d’esordio di Davide Marengo, passato leggermente in sordina, è una piccola e interessante perla cinematografica. Notturno bus, tratto dall’omonimo romanzo di Giampiero Rigosi, che ha collaborato anche alla stesura del soggetto e della sceneggiatura, è una commedia che strizza con intelligenza l’occhio al genere noir.

La protagonista Leila, l’ottima Giovanna Mezzogiorno, è un’affascinante ladra professionista che resta implicata, suo malgrado, nello scambio di un microchip milionario. La situazione si complica quando a fare le spese di questo imprevisto è pure Franz, un malinconico autista di autobus e filosofo a tempo perso, impersonato dall’altrettanto bravo Valerio Mastandrea.

Inseguiti a colpi di pistola da sicari di opposta provenienza, da una parte un minaccioso e impacciato Francesco Pannofino e dall’altra un inquietante e solitario Ennio Fantastichini, i due cercheranno di trovare il bandolo della matassa finendo per conoscersi e scoprirsi inaspettatamente complici.

Al suo primo lungometraggio il regista napoletano decide di ambientare l’intreccio non nella Bologna del romanzo, ma nella ben più labirintica capitale e si destreggia abilmente tra toni cupi e leggeri con musiche riecheggianti atmosfere di vecchi polizieschi.

Non a caso, Leila incarna alla perfezione la dark lady, una donna tenebrosa e sfuggente che, proprio tramite questa esperienza, abbandona le sue molteplici maschere e dà una nuova svolta alla vita sua e a quella di Franz, un uomo visibilmente triste e insoddisfatto.

L’incontro fortuito di queste due anime sole mostra di avere la meglio sui meri malaffari iniziali. In un mondo frenetico e pieno di inghippi non sembra per niente facile fidarsi di qualcuno e sperare in un futuro migliore.

«Dai, ci proviamo. Tu apri la tua porta. Io provo a smettere di aprirle tutte», dice a un certo punto, con convinzione, lei a lui. Forse davvero non tutti i mali vengono per nuocere.

di Francesco Gualini