ECCO FATTO di Gabriele Muccino (1998)

, Opere Prime

Tecnicamente dinamica e senza un istante di respiro, Ecco fatto è l’opera prima di Gabriele Muccino. Una storia di gelosia che lascia purtroppo perplessi e con l’amaro in bocca.

Matteo è un liceale al terzo tentativo di accedere agli esami di maturità, come l’amico Piterone, altro pluri-bocciato. È innamorato di Margherita, studentessa più grande di lui e per la quale nutre un’ossessione folle.

Ci introduce alle vicende una cornice narrativa: in una lavanderia, due ragazze parlottano di sospetti tradimenti. Un ragazzo s’intromette fra loro: è Matteo, che inizia a raccontare la sua esperienza in fatto di gelosie. Le ragazze non battono ciglio e lo invitano a raccontare nel dettaglio la sua storia.

L’idea dell’aumentare del pubblico a ogni “ritorno al presente” è carina e funziona bene, ma sottolinea la funzione di cornice di questi sipari: i personaggi sono frenetici, presi dalla narrazione. La sequenza iniziale, che dovrebbe introdurci al profilo dei caratteri e portarci a empatizzare con Matteo, sorprende per la velocità.

Il Matteo del racconto e Margherita iniziano la loro love story tanto velocemente da stordire, subito con una convivenza, sull’onda emotiva; inutile – posticcia – l’opposizione del padre, figura atta solo a dare consigli d’amore e cartamoneta. Forse il tratto meno verosimile di tutta l’imbastitura.

Non passa però molto tempo prima che Matteo scopra i trascorsi amorosi della fidanzata: storie di ex confusi che ritornano, droga e malumori mai sopiti. La gelosia di Matteo esplode in un battito di ciglia, trasformando la commedia in una corsa a perdifiato. I personaggi sono sempre in corsa, scappando o inseguendo, gridando, e mantengono un contatto con la realtà solo tramite azioni fuori dal seminato: dal saltare sui tetti delle auto all’introdursi di nascosto a scuola per manomettere i registri.

Facile trovare un allineamento con Piterone, sbandato e perso nei suoi pensieri, ma con Matteo risulta più difficile: ossessionato da Margherita, la tempesta di telefonate, la aggredisce – verbalmente e non solo – distrugge le sue cose, le fa un continuo terzo grado.

Se la storia fosse ambientata ai giorni nostri, parleremmo di stalking; ma siamo negli anni Novanta, ed è un film su un gruppo di adolescenti: tutto è romanticamente in bilico – “o l’amore o la vita”. Resta da capire se, nelle intenzioni originali, si sia voluto raccontare una storia di ragazzi tipici o, al contrario, di caratteri estremi.

Ecco fatto è un film tecnicamente virtuoso – bellissimo il montaggio dei trip mentali in preda alla gelosia – ma manca di una conclusione per quanto riguarda il tema principale: il confine con l’ossessione, che scorda di essere un tema grave.

Molto difficile commentare questo soggetto al giorno d’oggi, dove ritroviamo un nuovo, ma basilare, confine per la sospensione dell’incredulità. Il film corre, corre a perdifiato, e non ha tempo di dare a Margherita una voce tutta sua.

di Viola Viteritti