CHI STA BUSSANDO ALLA MIA PORTA? di Martin Scorsese (1967)

, Grandi Esordi

J.R. è un giovane newyorkese di Little Italy. Di lui si sa poco e niente: non si capisce quale sia il suo lavoro – ammesso che ne abbia uno – e nemmeno se le compagnie che frequenta siano innocenti amicizie con cui fare baldoria ogni sera o lo stiano, invece, portando sulla strada della malavita.

Un giorno conosce una ragazza e, in poco tempo, se ne innamora. Vorrebbe addirittura sposarla, ma il suo orgoglio – giustificato da un rigido sentimento religioso – glielo impedisce: lei, infatti, gli rivela di non essere più vergine, a causa di uno stupro da parte del suo ex fidanzato.

Portabandiera della New Hollywood, l’esordiente Martin Scorsese delinea, fin dal principio, un cinema d’autore fatto di contenuti intimistici e ambientazioni documentaristiche. Al bando l’estetica impersonale del cinema classico, sì alle strade della Little Italy in cui è cresciuto, alle case modestamente arredate e ai rumori molesti che infestano i palazzi affollati.

Il personaggio di J.R. (Harvey Keitel) è insopportabilmente reale, tanto che qualcuno, dimenticando che ci troviamo ancora negli anni ’60, potrebbe accusarlo di essere quasi uno stereotipo: passionale, iracondo e conservatore fino al midollo, insomma il tipico ragazzo italiano esportato in America.

In realtà, J.R. è il ritratto dell’ibrido italo-americano che non appartiene completamente né all’una né all’altra nazionalità: solo Little Italy, e nessun altro quartiere di New York, potrà essere la sua casa. Si conforma alle regole che ha respirato fin da bambino – siano esse imposte dalla famiglia, dalla società o dalla Bibbia –, non sapendo che lo condanneranno all’ipocrisia e alla solitudine.

Le serate alcoliche in compagnia degli amici sono un diversivo alla continua sensazione di non avere un’identità vera e propria e sono interrotte da continui flashback in cui ricostruisce la sua storia con la ragazza.

Con una trama senza pretese che, in quanto realistica, è anche deludente, il film ci restituisce uno spaccato di vita newyorkese, visto con gli occhi di un eroe epico contemporaneo. Scorsese riversa sé stesso – le sue memorie e anche il sentimento religioso – nel protagonista della sua opera prima, creando così l’archetipo del personaggio maschile con una psicologia complessa, fatta di preconcetti, nevrosi e incertezze identitarie.

L’atmosfera che ci viene restituita è quella che lui stesso, anni dopo e forse con eccessiva drasticità, ha spiegato in un’intervista con queste parole: «Quando si è stati allevati a Little Italy, diventi un gangster o un prete».

di Cristina Morra