32ª Settimana Internazionale della Critica: cosa c’è da sapere

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«La ripetizione è un rischio che la Settimana della Critica non corre». Sono state queste le parole d’apertura della conferenza di presentazione della SIC di Venezia, tenutasi ieri mattina presso la Casa del Cinema di Roma.

Torna dal 30 agosto al 9 settembre la rassegna interamente dedicata ai nuovi sguardi del cinema intercontinentale, che giunge così alla sua trentaduesima edizione. La sezione parallela della 74ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, organizzata come sempre dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani, schiera una selezione di ben sette opere prime di lungometraggio, per il concorso ufficiale, e due eventi speciali, proiettati in anteprima mondale.

Una vera e autentica raccolta di talenti che negli anni ha inserito sempre più autori nel firmamento cinematografico di spessore: si pensi, non ultimo, a Kenneth Lonergan, reduce dal successo del suo Manchester by the Sea.

Novità di quest’anno è la presenza di SIAE in qualità di nuovo sponsor, la quale interverrà nell’organizzazione del Premio del Pubblico, affidato come di consueto alle scelta di una giuria popolare. A questo si aggregheranno anche il Premio Mario Serandrei per il Miglior Contributo Tecnico e il Premio Circolo del Cinema di Verona, conferito dai soci del Circolo di Verona al film ritenuto più innovativo.

Il tutto senza nulla togliere chiaramente al Leone del Futuro – Premio “Luigi De Laurentiis” per un’Opera Prima, che verrà assegnato da una giura internazionale di massimo cinque membri. A guidare nuovamente la Commissione di selezione è Giona A. Nazzaro, Delegato Generale della SIC, seguito da Luigi Abusi, Alberto Anile, Beatrice Fiorentino e Massimo Tria.

Film d’apertura sarà Pin Cushion dell’esordiente Deborah Haywood, proveniente dal Regno Unito, ritenuto dallo stesso Nazzaro «uno strano oggetto, messo in scena con uno stile “free cinema” alla Ken Loach». La storia ha per sfondo la scomparsa della classe operaia britannica, calata in un conflitto tra donne senza esclusione di colpi.

A questa seguirà l’opera tutta italiana Il cratere, diretto dal duo Luca Bellino e Silvia Luzi, autori per altro de Dell’arte della guerra (2012), documentario molto apprezzato all’allora Festival Internazionale del Film di Roma. Un intrigante esempio di “cinema verità”, che parte da un vorticoso rapporto padre-figlia per poi addentrarsi nell’hinterland partenopeo.

La 32ª SIC sigla anche il ritorno del cinema tedesco con Drift di Helena Wittman, direttrice della fotografia attiva principalmente nel documentario, che per il suo debutto inscena un viaggio “sensoriale”. Protagoniste della vicenda sono due donne, propense a trascorrere un weekend lungo il Mar del Nord, le cui strade finiranno inevitabilmente per disgregarsi.

È, invece, Les garçons souvage il “film scandalo” dell’edizione, diretto dal francese Bertrand Mandico, «un cineasta che conosce il cinema dentro e fuori», per scomodare nuovamente le parole di Nazzaro, «e si situa idealmente intorno alla lanterna magica, amando Mario Bava e Jean Cocteau». Ad animare questa pellicola sono degli adolescenti scapestrati, alla volta di una crociera di “rieducazione”: persone che accettano e accolgono il cambiamento, il diventare altro, come una forma innata dell’erotismo. Come ha sottolineato Nazzaro, «un’opera maggiore, un atto di fiducia».

A parlarci della Turchia di oggi sarà, invece, Körfez (The Gulf) di Emre Yeksan, che ripercorre lo smarrimento del protagonista Selim, errante nella sua immemore città natale. Sarah joue un loup garou (Sarah Plays a Werewolf) sancisce una persuasiva coproduzione svizzero-tedesca, che trova per autrice l’esordiente Katharina Wyss. Un film estremamente sorprendente che s’ispira a un fatto di cronaca per estrapolarne una rappresentazione “poli stratificata”, oscillando così tra diverse forme stilistiche (teatro, cinema, opera e non solo).

Approccio quest’ultimo figlio della nouvelle vague. Prosegue la long-list quello che è stato definito il “film punk” dell’edizione: Team Hurricane della giovane danese Annika Berg. Una centrifuga visiva che sfarfalla tra diversi formati (dal vecchio VHS a YouTube). Un racconto corale di ragazze estreme perse in un mondo mediocre. Dalla produttrice Palma d’oro a Cannes per The Square.

Chiude la sezione competitiva Temporada de caza di Natalia Garagiola, già fattasi notare alla Short Film Competition della Semaine de la Critique di Cannes, oltre che alla Quinzaine des Réalisateur, per le sue opere di cortometraggio. Ora già impegnata nella stesura di un suo secondo progetto, l’autrice argentina ha scelto per il suo esordio la storia di un conflitto, quello tra un padre che vuole essere riconosciuto e un figlio che non ne vuole sapere. A ciò si associa un’energia registica non indifferente, che riecheggia a tratti la Kathryn Bigelow di The Loveless.

Chiusura affidata al fuori concorso Veleno di Diego Olivares, alla sua seconda fatica, prodotto da Figli del Bronx e Minerva. Ambientato nella provincia di Caserta, Villa Literno, una terra logorata dai rifiuti tossici, il film vede protagonista un’inedita Luisa Ranieri, che si dedica a questo ruolo con un trasporto degno di una Sophia Loren o una Gina Lollobrigida.

«Ognuno di questi film ha un’identità visiva e narrativa diversa dall’altro», ha asserito per finire Nazzaro, seguito dai commenti dei suoi colleghi. Ha infatti aggiunto Beatrice Fiorentino: «Si evince una rappresentanza femminile davvero molto importante. Non parliamo soltanto di registe, ma anche di montatrici, sceneggiatrici, attrici e via discorrendo. Un intero universo che si è messo in gioco».

C’è anche e soprattutto spazio per i giovani e portentosi «cortisti», come etichettati dal direttore Nazzaro, grazie alla sezione SIC@SIC – Short Italian Cinema, che ospiterà ben sette opere di cortometraggio di autori italiani: Adavede di Alain Parroni, Due di Riccardo Giacconi, Les fantȏmes de la veille di Manuel Billi, Il legionario di Hleb Papou, MalaMènti di Francesco Di Leva, Piccole Italiane di Letizia Lamartire e per finire Le visite di Elio Di Pace.

Da menzionare la notevole prova di Carmine Di Giandomenico, disegnatore DC Comics e Marvel, la cui persuasiva immagine, riportata qui come slide dell’articolo, andrà a rappresentare questa attesissima 34ª edizione della SIC: «Ho voluto creare una figura femminile che  sintetizzasse un’idea di cinema che riflette e filtra la realtà quotidiana in fantasia» ha spiegato il fumettista. «Cinema come arte che sa proiettare racconti-possibilità, svelando come il reale e il sogno siano due anime che si scoprono attratte l’una dall’altra. Cinema che ci fa planare attraverso il presente andando incontro al domani».

di Francesco Milo Cordeschi