«Voglio essere un attore del mio paese». Pier Francesco Favino fa impazzire il pubblico dell’Isola del Cinema.

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Per il ciclo di incontri del XXIII Festival all’Isola Del Cinema, verranno presentate opere del grande cinema d’autore sia nazionali sia internazionali. L’Isola del Cinema ha sempre promosso il cinema italiano, sostenendo registi emergenti e le loro opere prime. Per incoraggiare questo lavoro, essa organizza frequentemente incontri con attori, registi e altre professionalità del settore, coinvolgendo poi il pubblico in un dibattito nella persuasiva location che si affaccia sul Tevere.La serata di mercoledì 12 luglio ha riscosso molto successo grazie anche alla presenza di Pierfrancesco Favino, Valerio Aprea e del regista Simone Godano. I tre hanno intrattenuto brillantemente gli spettatori, preparandoli alla piacevole visione del film Moglie e Marito. In particolare l’attore protagonista ha risposto ad alcune nostre domande tra apprezzamenti, applausi e risate.

 

Come hai costruito un personaggio così complesso?

Premetto che la sceneggiatura l’ho trovata subito molto bella, tanto da aver avuto subito voglia di affrontarla senza considerarne appieno il rischio. Abbiamo lavorato sui personaggi, stando molto insieme, io, Kasia Smutniak e Simone Godano, il regista.  Però mi sono preso anche la libertà di divertirmi. Penso a esempi come Il sorpasso, dove c’erano attori poco chiusi e liberi. Volevo andare oltre la credibilità. A me interessa creare, nei miei film, un’altra realtà. Quindi mi sono lasciato andare. Se tutti avessero la possibilità di scambiarsi di coscienze, capiremmo di più e più a fondo l’altro.  Questo l’ho sentito non appena ho finito di leggere il copione.

Questo di Andrea è un ruolo rivoluzionario ma leggero, all’interno di una commedia divertente. Hai preso qualche modello di riferimento?

No, perché sarebbe una grande trappola. Io volevo fare l’attore comico, ma ho sempre avuto parti drammatiche. Credo che un attore dovrebbe muoversi dove può avere sotto controllo entrambe le corde. Penso di avere le corde del comico, ma ho avuto molti ruoli drammatici. Sono contento di far ridere, ma questa è una commedia intelligente e fatta di situazioni. Ed è la credibilità delle situazioni stesse a generare la commedia, che, tra l’altro, per i due protagonisti è un dramma assoluto.

Sei un attore internazionale. Com’è essere un attore in America?

Voglio sfatare un mito. E’ semplicemente tutto più grande ma uguale. E’ tutto in scala maggiore con un’industria davvero enorme. Voglio essere un attore del mio paese. Anche perché abbiamo una cinematografia più interessante. Non abbiamo nulla da invidiare se non le grandezze.

A seguito del dibattito, come da programma, ha avuto poi luogo la proiezione del film che ha destato grandi risate del pubblico, oltre che riflessioni silenziose. La commedia, uno dei generi più diffusi nel panorama italiano odierno, è qui un velo sapiente sopra un forte tema come quello della crisi di una coppia e del divorzio. Tra equivoci e ilarità geniali, Godano ha così interpretato una sceneggiatura brillante per la sua opera prima.

di Irene Cocola e Sofia Peroni

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