PARLAMI D’AMORE di Silvio Muccino (2008)

, Opere Prime

Una notte, durante un violento temporale, due macchine si scontrano. Alla guida delle due vetture ci sono Sasha (Silvio Muccino), giovane nato e cresciuto nella comunità di recupero di Borgo Fiorito, e Nicole (Aitana Sánchez-Gijón), psicologa francese sulla quarantina, in crisi con il marito.

Sasha e Nicole s’incontrano per caso, ma tra i due nascerà una sincera amicizia. Nicole s’interessa all’inquieto Sasha e lo aiuta a conquistare la ragazza di cui è innamorato, Benedetta (Carolina Crescentini), che però non incontra da quando erano bambini: lei, figlia di un ricco benefattore della comunità dove Sasha è cresciuto, accompagnava spesso lì il padre, e durante le sue visite giocava con il piccolo Sasha.

Sasha e Nicole iniziano, quindi, a vedersi spesso, per le lezioni di “seduzione” che la donna impartisce con dolcezza al ragazzo. Conoscendosi meglio, scoprono i fantasmi del passato che affliggono entrambi: Sasha ha il terrore di cadere negli errori dei genitori tossicodipendenti; Nicole, a sua volta, non ha ancora superato il trauma del suicidio del compagno francese, Thierry, per il quale prova tuttora un profondo senso di colpa.

Nel frattempo, Sasha ha occasione di avvicinarsi a Benedetta e comincia a frequentare lei e la sua cerchia di amici ricchi e schiavi di vizi e dissolutezza. L’ambiente della ragazza porta Sasha a giocare a poker, e solo quando il ragazzo capirà che quella è proprio la vita che ha sempre temuto e cercato di allontanare, l’amicizia tra Sasha e Nicole si scoprirà essere in realtà un amore nuovo, libero da convenzioni e paure, finalmente sereno.

Parlami d’amore è il primo lungometraggio diretto da Silvio Muccino, tratto dall’omonimo romanzo scritto a quattro mani con Carla Vangelista. Il film tratta importanti tematiche sociali (come la tossicodipendenza e il gioco d’azzardo), ma il modo in cui vengono affrontate è confusionario e privo di uno sguardo critico interessante.

I personaggi sono tutti estremamente angosciati e tormentati, chi per un motivo chi per un altro, ma è come se risultassero essere caricature dei loro stessi problemi. I litigi, le incomprensioni, le insofferenze non sono presentate in maniera lucida: il risultato è una carrellata di figure confusamente disperse nelle loro inquietudini, spesso e volentieri poco approfondite.

Nel complesso, in quanto opera prima, Parlami d’amore è un film coerente; la recitazione è buona e la trama risulta comunque coinvolgente. Peccato che si sia voluto, forse, fare più del necessario, invece di fermarsi all’essenzialità, che per raccontare dei temi di spessore sarebbe stata forse la scelta più prudente per l’esordio di un giovane regista.

di Daria Marcon