UN SACCO BELLO di Carlo Verdone (1980)

, Grandi Esordi

Primo film di Carlo Verdone, Un sacco bello nasce in modo spontaneo dal successo delle prime apparizioni televisive del grande attore. Verdone ne è sceneggiatore, regista e protagonista, moltiplicato per sei. Ed è un esordio che lo ha catapultato nella storia dello spettacolo e della recitazione italiani.

In una Roma deserta, sotto la cappa del caldo estivo, troviamo tre protagonisti: Enzo, un coatto che cerca a tutti i costi qualcuno con cui partire per la Polonia, alla volta di un tour del sesso; Ruggero, figlio di un benestante padre di famiglia, che vive in una comunità hippy in seguito a una visione mistica; e Leo, ragazzotto un po’ lento di comprendonio, timido e ossessionato dal fantasma di una madre possessiva, che gestisce la sua vita e i suoi ritmi.

I tre personaggi s’incrociano appena, non si conoscono mai. Roma è una città distratta, con vie troppo grandi e deserte, piene solo di solitudine. E ognuno la vive a proprio modo: cercandola, negandola o rassegnandosi a essa. Tutti gli abitanti sono affetti da questo vuoto: il padre trova “casualmente” Ruggero a un incrocio stradale, mentre questi chiede l’elemosina, e riesce a convincerlo a tornare a casa.

Cerca un confronto, ma invita anche alcuni conoscenti per tentare di far redimere il figlio: don Alfio, il Professore e il cugino Anselmo, sempre interpretati da Verdone. E tuttavia, senza buon esito: è uno scontrarsi inutile, pieno di parole, un dialogo fra sordi. Ognuno resta della propria idea, tornandosene poi alla sua vita.

Tre diverse solitudini. La storia di Leo inizia con l’incontro con una turista spagnola che si è persa, Marisol. Controvoglia – pensando sempre a cosa ne direbbe la madre, che lo sta aspettando in vacanza – decide di ospitarla a casa propria, accompagnandola poi in giro per Roma.

La sua vita e i suoi spazi sono stravolti dalla sensualità della giovane e fra i due sembra nascere qualcosa. Ma niente può smuovere quella condizione umana in cui i protagonisti riversano e alla quale sembrano essere destinati: sul più bello, si presenta il fidanzato di Marisol e quel piccolo incantesimo svanisce miseramente.

Enzo, dal canto suo, si trova a un momento di svolta: l’amico con cui sarebbe dovuto partire si sente male e non c’è nessun altro a cui telefonare per passare il Ferragosto. Ridottosi a usare l’elenco telefonico, si ritrova alla fine con l’amico di un amico, un ometto del tutto opposto a quel che si sarebbe aspettato.

Questo stato di immutabilità, in ogni caso, è uno dei leitmotiv più noti di Verdone: un’inadeguatezza emotiva, fatta di tic grotteschi e caratteristiche tanto peculiari da sembrare caricaturali, ma veritiere e realistiche. Tutto scorre in modo frenetico ma, allo stesso tempo, è sospeso: è la differenza fra le aspettative del personaggio, i suoi ritmi e le sue abitudini ferree, e il reale scorrere della vita, dove alla fine quasi niente succede.

Un sacco bello è una tragedia travestita da commedia. Il film è una cornice, un palco che mette in evidenza la solitudine dei tipi umani.

di Viola Viteritti