NINNA NANNA di Dario Germani e Enzo Russo (2017)

, Opere Prime

L’arrivo di un figlio è il momento più emozionante e bello nella vita di una donna o perlomeno è quello che siamo abituati a pensare. Perché non sempre le cose vanno esattamente così. Lo sa bene la protagonista di Ninna nanna, Anita, enologa di successo, che con la nascita della figlia ha l’impressione che tutto il suo mondo stia andando in pezzi.

Inizia ad avere problemi sul lavoro, con il marito e con gli amici e i familiari che le stanno intorno. Si sente brutta, indesiderabile, non compresa e sola. E la colpa ricade sulla piccola Gioia, che ha portato molti sentimenti nella vita della sua mamma, tranne quello corrispondente al suo nome.

L’esordio alla regia di Dario Germani ed Enzo Russo è un lavoro originale e coraggioso, che va a indagare gli aspetti di un problema alquanto tabù nella nostra cultura e cioè quello della depressione post partum. E non lo fa cercando di trovare delle soluzioni al problema, non vuole essere un manuale di istruzioni mediche. Prova semplicemente, ma con grande efficacia, a dare voce a un disagio spesso taciuto e sicuramente poco affrontato a livello cinematografico.

Il film è scritto interamente da uomini, eppure è un lavoro che esplora con grande sensibilità l’universo femminile in una fase così delicata della vita. Ogni aspetto della depressione post partum viene affrontato con grande veridicità, senza particolari esagerazioni. Non per questo, però, non vi sono scene che creano nello spettatore un sentimento di ansia molto forte.

Immensa e straordinaria l’interpretazione di Francesca Inaudi, che riesce a dare al personaggio di Anita un’infinità di sfumature e sfaccettature. In ogni istante del film è sempre credibile e riesce a creare con noi una forte connessione emotiva, senza bisogno di gesti eclatanti o di una recitazione eccessiva e forzata.

Un plauso anche a Nino Frassica, che ha il compito di interpretare non solo il personaggio che mette un po’ d’ironia in una storia tutt’altro che divertente, ma anche colui che, insieme all’amica di Anita, cerca maggiormente di capire ciò che sta succedendo alla protagonista senza dare un giudizio morale.

Il film è ambientato in un soleggiato e tranquillo paesino della Sicilia, che dà l’idea che il tipo di problema affrontato possa avvenire in qualsiasi luogo. Probabilmente sarebbe stato più scontato ambientarlo in una grande metropoli, dov’è più naturale immaginarsi che possano succedere certe cose.

Perfetta anche la colonna sonora scritta da Kekko Silvestre dei Modà, in grande armonia con la vicenda narrata e utilizzata nei momenti più opportuni. Bella la scelta del titolo Ninna nanna, quella che nel film Anita ha scritto per la sua bambina prima che nascesse, ma che poi, quando se la ritrova tra le braccia, non riesce mai a cantarle. Una metafora di come nella vita non vi sia nulla di certo e anche le cose che ci sembrano scontate possano avere dei risvolti imprevisti.

di Silvia Festini Battiferro