Quando i figli d’arte trovano la loro strada

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Sono molti i figli, fratelli e nipoti di registi e attori che decidono di intraprendere la medesima carriera: come Cristina Comencini, che ha debuttato sul grande schermo nel 1988 con Zoo, con il quale ha subito ottenuto visibilità grazie alla vittoria ai Globi d’oro del 1989 come Miglior Opera Prima.

Da lì ha avviato la sua brillante carriera, diventando nota a livello internazionale anche grazie alla candidatura de La Bestia nel cuore come Miglior Film Straniero agli Academy Awards del 2006.

Sebbene questo sia uno dei casi più eclatanti, non è certo l’unico: fra i “parenti d’arte” possiamo, infatti, annoverare il regista Carlo Virzì, fratello di Paolo, autore de L’estate del mio primo bacio.

Per non parlare di Alessandro Gassman, che, dopo aver seguito le orme del padre Vittorio intraprendendo la carriera di attore, ha esordito alla regia con Razzabastarda, film del 2013 che ha ottenuto diverse nomination ai David di Donatello, ai Globi d’oro e ai Nastri d’Argento,  fra cui quella per Miglior Regista Esordiente.

Ma un altro regista, in questo caso “nipote d’arte”, ha suscitato non poco scalpore. Andrea De Sica, nipote del maestro del Neorealismo, ha recentemente debuttato con la sua opera prima, I figli della notte (23 novembre 2016 l’anteprima nazionale, distribuito nelle sale a partire dal 31 maggio 2017).

Il film dipinge un crudo affresco dei collegi privati atti ad educare i rampolli della classe dirigente. La scuola in cui la pellicola è ambientata, un’imponente struttura isolata in mezzo a boschi coperti di neve, “presenta dei tratti esternamente imperiali e internamente kubrickiani” (Anna Maria Pasetti, MyMovies). E in effetti sembrano molteplici i riferimenti al grande regista, sia per l’isolamento assoluto del lussuoso collegio (Shining) sia per i giochetti sadici riservati dagli studenti più grandi alle matricole (Arancia meccanica).

Come lo stesso regista ha dichiarato in un’intervista a Comingsoon (https://youtu.be/xiayv0o-pc4), il film è parzialmente autobiografico: essendo lui di buona famiglia, ha avuto la possibilità di frequentare scuole prestigiose, in cui gli alunni erano “salvaguardati” dalla realtà. L’ispirazione per l’opera prima del regista nasce, dunque, dalla riflessione sul momento in cui i ragazzi entrano per la prima volta nel mondo reale. Un ingresso che spesso «taglia le gambe», per riportare le parole di De Sica.

Obiettivo del film è, dunque, quello di mostrare gli adolescenti sotto una luce inedita, mettendone in evidenza i disagi, le insicurezze e gli interrogativi, oltre che il drammatico contrasto con il mondo degli adulti.

La pellicola è già in lizza per i Nastri d’Argento, in quanto compare nella rosa dei candidati per il premio di Miglior Regista Esordiente. Una bella soddisfazione per De Sica, anche se non bisogna dimenticare le responsabilità che il suo esordio comporta: la domanda che aleggia nella testa del pubblico, in questi casi, è sempre: «Riuscirà ad essere all’altezza del suo nome?».

di Giulia Losi