GROSSO GUAIO A ROMA SUD di Andrea Pirri Ardizzone e Andrea Scarcella (2017)

, Opere Prime

«Crediamo nella libera espressione, anche dove questa espressione non è sempre favorita dalle circostanze, dal tempo a disposizione e dalle risorse economiche». È questo il pensiero di Andrea Pirri Ardizzone e Andrea Scarcella, i due registi che esordiscono con la pellicola indipendente, interamente autoprodotta, Grosso guaio a Roma Sud. Oltre che il loro pensiero, questa è anche la premessa implicita che accompagna lo spettatore nella visione del film, disponibile su YouTube da febbraio 2017. In soli 3 mesi ha ampiamente superato il milione di visualizzazioni, puntando a diventare un vero e proprio cult del web.

La trama ripercorre le vicende di una piccola banda di criminali ingenui e sprovveduti, che si trova nei guai in seguito alla mancata consegna di una partita di droga, causata dall’attentato (realmente accaduto) all’aeroporto di Bruxelles. Così gli improbabili criminali Andrea, Cosma, Tommasino e Paoletto (quest’ultimo fratello di Sandro, il corriere bloccato nella capitale belga) si troveranno a fronteggiare, in una serie di rocambolesche disavventure, la banda del “Meccanico” e del suo braccio destro, “Il crucco”.

Quest’ultimo risulta essere il personaggio meglio costruito, tanto da trasformarsi durante il percorso filmico da antagonista a protagonista, offrendo probabilmente anche la migliore interpretazione, rispetto alle altre che ogni tanto presentano qualche sbavatura. Degna di nota l’interpretazione di Roberto Ciufoli che, con la partecipazione straordinaria nel ruolo di Eccellenza, mette in campo tutta la sua esperienza e professionalità, risultando, in poche scene, il più talentuoso dei suoi colleghi.

Guardando il film si ha l’impressione che i contenuti, e cioè il funzionamento della criminalità organizzata, in una Roma periferica, fatta di bar, officine, bugigattoli e quartieri degradati, e il suo rapporto con i poteri occulti, vengano superati dalla forma. L’occhio dei registi è sempre presente sulla scena, nella maniera più libera e non convenzionale. Affidandosi a un montaggio quasi frenetico, la pellicola si lascia così trasportare dalla grande quantità di influssi cinematografici di cui è figlia.

Il film è, infatti, tempestato di riferimenti cinematografici, dall’omonimo Grosso guaio a Chinatown al MacGuffin della valigetta in Pulp Fiction, dalla pillola che potenzia le capacità fisiche e mentali protagonista in Limitless o nel più recente Lucy fino ai dettagli della preparazione e dell’assunzione di droghe con soggettive e false soggettive alla Breaking Bad. La presentazione di Cosma, infine, è un chiaro richiamo al film indipendente americano Don Jon.

Anche l’utilizzo della musica è molto variegato, favorendo i passaggi dall’estetica pulp a quella da videoclip, con reiterate sequenze in cui non manca l’utilizzo del rallenty e dello slow-motion. Insomma, il film si presenta come una vera e propria opera postmoderna, calderone dei tanti linguaggi che attraversano la modernità. «Probabilmente a qualche “purista” del cinema risulterà indigesto», concludono Ardizzone e Scarcella, «ma noi lanciamo la provocazione come uno scherzo e speriamo che chi avrà la pazienza di vedere il nostro lavoro lo farà scevro dai pregiudizi e stando allo scherzo».

di Antimo Campanile