Il cartello degli indipendenti: come formare e informare sul cinema

, Fatti di cinema

Soffermarsi sui retroscena del cinema indipendente, cercando di capirne ogni singola sfaccettatura, non significa affatto recludersi in un ambito isolato del settore. Non è un mero esercizio autoreferenziale, ma un’opportunità a tutto tondo: è possibile studiare sistemi alternativi per rinnovare questa industria? E ancora, può aver luogo una rete condivisa di scambi e opinioni per far sì che ciò accada?

Porre le giuste domande per ottenere le giuste risposte. Marshall McLuhan aveva colto nel segno. È da questo assunto che nasce il Cartello degli indipendenti. Se si osserva con attenzione il panorama cinematografico italiano dell’ultimo decennio, è possibile constatare come molte delle novità più intriganti vengano in parte da sperimentazioni produttive (si veda il recente caso di Mine del duo registico Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, in lizza ora ai Nastri d’argento): parliamo di progetti che sono arrivati a gestire budget anche superiori al milione di euro.

Parlare, quindi, di cinema indipendente come di una branca diseredata dagli apparati classici, volta alla garanzia di una struttura di costi esile, è alquanto riduttivo, oltre che impreciso. Un discorso da estendere anche e soprattutto alla distribuzione: è grazie a quest’ultima, infatti, che il prodotto viene valorizzato sotto tutti i profili.

Chi è autonomo è libero. È un dato oggettivo: c’è, quindi, ancora da insegnare a chi crede ciecamente nel sistema dei grandi broadcaster e, cosa più importante, c’è ancora da scoprire. Se si ha a cuore questa forma di intrattenimento, la quale a mio avviso ha ancora molto da dare nei modi più disparati e inesplorati, è necessario un dibattito.

La Baburka Production ha così promosso un network operativo di differenti realtà, grazie a cui aziende, cooperative, gruppi informali o singolari, autori, produttori, distributori ed esercenti di qualsiasi reparto possono finalmente confrontarsi. Uno scambio finalizzato, anzitutto, alla cooperazione.

Non è un caso di fatto se l’Open call, tenutasi lo scorso marzo a Roma presso l’ex casa consiliare di Via della Marranella, non si è solo incentrata sul quadro attuale del cinema indipendente, ma ha anche voluto chiamare in causa i singoli partecipanti all’iniziativa. Questi, illustrando in ordine la propria attività ed esponendo i servizi che essa offre, hanno potuto dar vita a un dialogo sinergico e costruttivo.

Un’occasione esclusiva e necessaria per trovare soluzioni e strade comuni. Quando si lavora nel cinema, si lavora inequivocabilmente all’interno di un mercato. Far fronte comune per irrobustire, fidelizzare e incrementare un pubblico critico e consapevole, discutendo anche del valore promozionale, è un altro significativo tassello.

L’incontro che si è svolto il 27 maggio al KiNO di Roma, dal nome Guida alla Distribuzione di film indipendenti, organizzato nuovamente dal Cartello e da Baburka in collaborazione con Elisabetta Badolisani, partiva esattamente da qui: come potenziare il prodotto audiovisivo (lungo o corto che sia), riflettendo sulle diverse opportunità di fruizione a cui esso può attingere (dalla sala, passando per i festival, fino alle nuove piattaforme VoD).

Saper indirizzare la propria opera verso un target specifico, che sappia rendere giustizia al suo spessore e alla sua stessa qualità effettiva, è parte vitale del discorso distributivo. Sullo spirito inaugurato dal Cartello si sono susseguite una serie di presentazioni, dove ciascun ospite ha potuto parlare apertamente di sé, delle proprie esperienze, del campo in cui opera e di cosa ha da offrire per possibili partnership.

Si è partiti con Cristiano Anania di Associak, società specializzata nella distribuzione di cortometraggi nei circuiti festivalieri nazionali, per poi proseguire con Alessandro Regaldo, socio di Grey Ladder, reduce da un’intensissima esperienza con Netflix, grazie a cui ha lanciato numerosi prodotti, Luca Malgara, responsabile marketing di Movieday, il quale ha raccontato nei dettagli l’innovazione introdotta dalla succitata piattaforma (una distribuzione crowdsourced, dove lo spettatore è utente e al tempo stesso promotore di proiezioni e eventi).

E ancora, Francesco Notarangelo dell’ente Cineama, rivolto prevalentemente al circuito d’essai e basato sull’istituzione di strategie social autogestite, Jacopo Chessa, che ha parlato del Torino Short Film Market e dell’Italian Short Film Video Library (un call aperto agli addetti ai lavori, che quest’anno avrà per la seconda volta luogo sullo sfondo del Torino Film Festival, e un portale specializzato nell’upload di cortometraggi e materiali integrativi totalmente sicuro, a cui possono accedere solo gli acquirenti e i programmatori di festival iscritti), il produttore e regista Antonio Luca Padovani il quale, lavorando e vivendo a Berlino già da diversi anni, ha distribuito in Germania opere di grande profilo (Le meraviglie di Alice Rohrwacher e Belluscone di Ciprì e Maresco).

Per finire, Ludovico Di Martino, autore venticinquenne che ben tre anni fa, quando ancora era uno studente al Centro Sperimentale di Cinematografia, realizzò il suo primo travolgente lungometraggio Il nostro ultimo, molto apprezzato in diverse rassegne e festival italiani e internazionali.

Il tutto senza dimenticare il lungo focus dedicato alle piattaforme adibite all’iscrizione online ai festival (FilmFreeway, Withoutabox, Festhome, Reelport, Filmfestivallife, Shortdeport e la novità Clickforfestival, sempre più in crescita) e a Distribuzioni dal basso, portale che consente di accedere a più di 120 opere creative, rilasciate con dovuta licenza, con una semplice donazione.

In attesa di quelli che saranno i futuri meeting, il primo dei quali riguarderà i nuovi decreti attuativi della Legge Cinema (ancora da definire), c’è già da allietarsi per quanto finora ottenuto. Ad oggi, sono molti i progetti di difficile realizzazione e fruizione che, a dispetto dei loro meriti, non godono di risorse e supporti adeguati.

Creare un luogo d’incontro, che raccolga trasversalmente differenti realtà ed esperienze, non solo può essere un incentivo alla coesione, ma anche un’apertura a una nuova idea di cinema. Creare e rinnovare nell’isolamento è improduttivo, se non impossibile. Arti e industrie come le nostre richiedono, per loro natura, una partecipazione condivisa di idee e prospettive.

Per ulteriori informazioni vi invitiamo a consultare il sito www.baburkaproduction.com

di Francesco Milo Cordeschi