Globi d’oro 2017: anche la Stampa Estera premia Danieli

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Si è svolta ieri sera, presso Villa Medici a Roma, la 57ª cerimonia di premiazione dei Globi d’oro, corrispettivi italiani dei Golden Globes, totalmente distaccati dall’industria cinematografica nostrana. I riconoscimenti sono, infatti, conferiti dalla Stampa Estera la cui associazione, fondata nel 1912, vanta più di trecento corrispondenti che rappresentano 54 Paesi. Quest’anno sono stati valutati ben 28 film di lungometraggio, 72 documentari e 90 cortometraggi.

Ben due i premi speciali assegnati: il quasi settantasettenne Dario Argento, nostro maestro del brivido, porta a casa il Globo d’oro alla Carriera, accompagnato dai dovuti encomi del pubblico. «Non smetta mai di terrorizzarci!» è l’appello lanciato al regista romano al momento del ritiro. Premio Speciale anche al documentario di Tommaso Santi Restaurare il cielo, che riceve il Gran Premo della Stampa Estera. Ha destato grande sorpresa l’opera insignita del Globo d’oro al Miglior Film: La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu, che ai David si era distinto esclusivamente nella nuova categoria Migliore sceneggiatura adattata (Gianfranco Cabiddu, Ugo Chiti, Salvatore De Mola).

Il film, liberamente ispirato a L’arte della commedia di Eduardo De Filippo e a La Tempesta di William Shakespeare, nella versione rigorosamente tradotta in napoletano dallo stesso drammaturgo partenopeo, ha per scenario la suggestiva cornice dell’Asinara, principale isola della Sardegna. Protagonista della vicenda è un manipolo di naufraghi ben diversi da quelli shakespeariani: quattro sono camorristi e due sono le guardie che li stavano scortando fino al penitenziario. Un film indubbiamente brillante, visto il notevole lavoro attuato in fase di scrittura, che da mesi aspettava maggior credito a livello festivaliero.

Ancora più sorprendente la vittoria di Francesco Amato con la sua terza fatica Lasciati andare, premiata come Miglior Commedia: un affresco umoristico sulla Roma bene e imborghesita e sulle relazioni improbabili (tipico cliché della commedia in generale), che attinge a toni a tratti “alleniani”. Tra le fila degli esordienti, torna nuovamente a farsi sentire Marco Danieli con La ragazza del mondo, che si accaparra così il consenso anche dei giuristi esteri. Recita la motivazione al Globo d’oro alla Miglior Opera Prima: «Il regista racconta con eleganza l’emancipazione dalla religione di una giovane donna. Lo spiccato spirito di osservazione del regista dà al film un senso di autenticità che rende ancora più credibili i riti religiosi e i paradossi di un mondo a volte oscuro da decifrare».

Non ce l’ha fatta però Michele Riondino, in lizza per lo stesso film nella categoria Migliore attore: a vincere è stato infatti Renato Carpentieri, padre “ameliano” de La tenerezza. Niente da fare neanche per  “la ragazza del mondo”, Sara Serraiocco, che ha ceduto all’intensa prova di Isabella Ragonese, premiata come Miglior interprete femminile per l’ultimo Il padre d’Italia di Fabio Mollo. La favoritissima pazza gioia di Virzì incassa solo il premio alla Migliore Sceneggiatura (Francesca Archibugi e Virzì stesso), mentre a trionfare nella Fotografia è Daria D’Antonio per l’eccellente lavoro svolto nell’opera prima di Marco Segato, La pelle dell’orso.

Precisa la giuria: «Per aver trasformato la natura intatta e selvaggia in paesaggio metafisico, con immagini che mescolano con chiarezza il presente e il passato, indicando attraverso la figura del padre lo spirito dell’orso che è nascosto in ogni essere umano». Non poteva mancare Indivisibili di Edoardo De Angelis e, soprattutto, i brani scritti dal jazzista partenopeo Enzo Avitabile, premiato col Globo d’oro alla Miglior Musica.

A ricevere il Globo d’oro al Miglior Documentario è Enrico Caria per L’uomo che non cambiò la storia, persuasiva ricostruzione di alcuni passaggi del libro Hitler e Mussolini 1938, il viaggio del Fuhrer in Italia. Premiato, infine, come Miglior Corto Aldo Iuliano per Penalty, che dopo il Roma Creative Contest dello scorso settembre, dove fu insignito del riconoscimento al miglior regista, prosegue imperterrito la sua scia positiva: «Per essere riuscito a concentrare un dramma enorme come l’immigrazione in soli 14 minuti grazie a una sceneggiatura pungente, un’eccellente fotografia e una virtuosa regia. Il risultato è un breve film dove i migranti interpretano se stessi e lasciano il segno».

di Francesco Milo Cordeschi