Cannes 2017: un Palmarès che non si dimentica

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La madrina ufficiale Monica Bellucci ha condotto ieri la chiusura della settantesima edizione del Festival di Cannes. «L’amore per il cinema e l’arte permette alle nostre coscienze di parlare della violenza del cinema, dei famosi scandali di Cannes, ma se pensiamo a quello che accade oggi, niente è più violento della realtà», ha asserito, aggiungendo: «Il cinema è lo specchio nel quale si riflettono luci e ombre: è come se il cinema potesse guarire le nostre ferite. Con la speranza che più registe trovino spazio qui, il mio ruolo di donna e di madrina mi costringe a ricordarvi due modi di dire: ‘Fate attenzione a non far piangere le donne perché Dio conta le loro lacrime’, ma anche ‘quando una donna prepara qualcosa, il diavolo si siede e prende appunti’».

Mai nessun discorso poteva cadere più a proposito, vista la mole notevole di riconoscimenti al femminile ad essersi susseguiti. Anzitutto a Sofia Coppola è andato il premio alla Miglior Regia per L’inganno – The Beguiled, che fin dalla sua anteprima aveva destato grande fascinazione nella critica. La pellicola è un remake de La notte brava del soldato Jonathan, diretto da Don Siegel nel 1971, ispirato a sua volta al romanzo di A Painted Devil di Thomas P. Cullinan, e si appresta a uscire in sala il prossimo 23 giugno.

Alla Coppola si aggiungono anche Lynne Ramsay, premiata per la Miglior Sceneggiatura ex aequo con The Killing of a Sacred Deer di Yorgos Lanthimos, per il suggestivo dramma You Were Never Really Here; Diane Kruger, che dopo quindici anni di carriera porta a casa il premio come Migliore Interprete Femminile grazie a Aus dem nichts di Fatih Akin; Nicole Kidman, cui è spettato un premio speciale in onore del settantesimo anniversario della kermesse; la nostra Jasmine Trinca, che sabato ha conquistato la giuria di Un Certain Regard, guidata da Uma Thurman, riscuotendo il premio come Migliore Attrice, e non ultima la giovane cineasta francese Léonor Serraille, vincitrice della Caméra d’Or per la sua opera prima Jeune femme, che ha ringraziato commossa sul palco la protagonista Laetitia Dosch, la cui straordinaria prova è stata oggetto di grandi apprezzamenti.

L’Italia a suo modo c’è stata: oltre a Jasmine Trinca, la Quinzaine des Réalisateurs ha, infatti, visto sul podio Jonas Carpignano, insignito del premio Europa Cinemas Label per A Ciambra, sua seconda fatica. L’onorificenza consentirà ora al regista di poter godere dei sostegni dell’Europa Cinema Network. Recita la motivazione: «Per aver saputo valorizzare il potere e il potenziale magico del cinema, trasportando il pubblico in un ambiente raramente visto in sala, con un protagonista quattordicenne capace di una performance brillante».

Verrà senz’altro ricordata tra le edizioni di Cannes più prolifiche in termini di palmarès, elaborato «molto velocemente», come commentato dal presidente di giuria Pedro Almodóvar, «con forti discussioni, ma in modo assolutamente democratico».

Alla fine, la scelta per la Palma d’Oro è caduta sulla coraggiosa opera The Square dello svedese Ruben Östlund, che già due anni fa si era distinto in Un Certain Regard per Forza Maggiore. Al ritiro del premio l’autore ha invitato con euforia il pubblico in sala a gridare senza alcuna remora, sollecitando poi le telecamere a riprendere il tutto. Un gesto che rende omaggio alla stravaganza del film stesso, che vede protagonista un curatore di un importante museo di arte moderna di Stoccolma alle prese con un inaspettato sconquasso esistenziale.

Premiato come Miglior Attore Joaquin Phoenix per l’intensa prova in You Were Never Really Here, film di chiusura del concorso, che lo ha trovato nei panni di un tormentato veterano di guerra, intento a salvare una ragazzina da un mostruoso traffico sessuale.

Il Gran Premio della Giuria è stato conferito, invece, a 120 battements par minute – 120 battiti al minuto del francese di origini marocchine Robin Campillo, che alla sua terza prova registica firma una storia collettiva con protagonista un gruppo di attivisti in lotta contro l’AIDS.

Dopo il Leone d’Oro ottenuto a Venezia nel 2003 per Il Ritorno, torna all’attacco il russo Andrey Zvyagintsev, che per Loveless si è aggiudicato il Premio della Giuria. Ben due, infine, i riconoscimenti assegnati ai cortometraggi: alla Palma d’Oro per A Gentle Night di Qiu Yang si è sommata una menzione speciale a Katto di Teppo Airaksinen.

di Francesco Milo Cordeschi