LA DOPPIA ORA di Giuseppe Capotondi (2009)

, Opere Prime

Guido è un ex poliziotto, che lavora come custode in una villa. È un assiduo frequentatore di speed date. Durante uno di questi, incontra Sonia, una cameriera molto timida che viene da Lubiana. Tra i due nasce una forte attrazione, che sfocia ben presto in un’appassionata relazione. Sin qui il film sembrerebbe una commedia sentimentale, ma in breve si tinge dei toni del giallo e del melodramma, trasformandosi in un thriller.

Filippo Timi, il cui talento secondo alcuni era sprecato per questo ruolo, fa onore come sempre, con la sua interpretazione, alle proprie capacità recitative. Ksenia Rappoport, che aveva conquistato il pubblico con La sconosciuta di Tornatore, vince, grazie a questo ruolo nell’opera prima di Giuseppe Capotondi, la coppa Volpi a Venezia come miglior interprete femminile.

La storia è davvero ben scritta e ha ritmo. Il montaggio è leggero ed efficace. La doppia vita della protagonista e il traslato visuale rimandano a Hitchcock. Capotondi, pur essendosi formato tra video musicali e pubblicità, non risparmia rimandi a Lynch e Kieślowski.

Come Guido, il protagonista, dice a Sonia «Non ero preparato a te», così noi non siamo preparati alle scelte del regista, che ci spiazza con i suoi colpi di scena. Ogni dettaglio è al suo posto e finiamo con l’affezionarci ai personaggi, immergendoci nella storia e nei suoi risvolti psicologici.

Francesca Cima, che ha tenuto, insieme a Medusa, a produrre il film, lo ha definito un’opera prima piena di energia e talento. Anche Giampaolo Letta, in occasione della presentazione del film, parlando in generale del cinema italiano, ha sottolineato che non bisogna fare troppa autocritica, ma anzi avere fiducia nell’opera degli esordienti perché, e ne è un esempio La doppia ora, possono dimostrare altissime capacità di scrittura.

L’opera prima è, infatti, un banco di prova, una scommessa e un’occasione per esprimere ed esercitare il proprio talento. Vista in quest’ottica, pertanto, va incoraggiata e amata con tutti i suoi lati più oscuri. Proprio come l’esordio di Capotondi.

di Veronica Pacifico