Intervista a Michele Vannucci regista de “Il più grande sogno”

Diplomatosi nel 2012 al Centro Sperimentale, Michele Vannucci dirige nel 2015 il cortometraggio Una storia normale, da cui nasce il suo lungometraggio d’esordio, Il più grande sogno.

 

– Da cosa è nata la voglia di raccontare questa storia?


Il film nasce dall’incontro con Mirko, il giorno in cui è venuto a fare il provino al CSC per il mio diploma di regia. È arrivato insieme ad Alessandro Borghi e subito mi sono accorto di come riflettessero un mondo inesplorato. Troppo spesso si parla della borgata come di un posto in cui regna l’etica del male e io ero stanco di quella retorica. Dopo quel corto, ho cominciato a frequentare Mirko e sono stato, di fatto, adottato dalla sua famiglia, dai suoi amici, dal suo quartiere. Gli ho chiesto di raccontarmi parte della sua vita e abbiamo registrato lunghe interviste, che poi ho sbobinato con la sceneggiatrice Anita Otto. Il film è solamente ispirato alla vita di Mirko. Tutta la tematica sulla paternità e la responsabilità civile è frutto della mia immaginazione. Scrivendo le note di regia, mi hanno chiesto per chi è questo film, ed è nata la dedica “a chi ogni giorno lotta per la vita che sogna”.


– Nel tuo film sembra essere centrale la figura paterna. In che percentuale credi che famiglia e ambiente influenzino e scrivano la storia di ciascuno di noi?

Il discorso paternità è un discorso presente solo metaforicamente nel film. È un discorso più lato, sulla responsabilità e la cittadinanza attiva. Spesso, a livello sociale e politico, ci si aspetta che qualcuno dall’alto serva la minestra calda. Invece, proprio a Roma, in borgate dove le istituzioni sono assenti, solo la forza di volontà e le scelte quotidiane possono migliorare le condizioni di vita. Parlare di paternità significa dire «ok, buttiamoci nella mischia, scendiamo in strada». Io, nel mio piccolo, con il film l’ho fatto, perché come produzione indipendente siamo partiti senza bloccarci nell’attesa eterna di qualche patrocinio.

– Quanto è difficile per un filmmaker emergente ritagliarsi un proprio spazio e costruirsi un futuro nel mondo del cinema?

 

Io sono e sarò sempre grato al gruppo di lavoro che mi ha accompagnato in questo film. Fare cinema indipendente in Italia è molto difficile e soprattutto farlo vedere. Però se c’è un bel gruppo di lavoro, come quello che ho trovato io, grazie al CSC, a Giovanni Pompili e alla Kino produzioni, allora il film diventa un dono collettivo. Anche grazie al premio Solinas, che ci ha permesso di finanziare lo sviluppo della storia, siamo stati sette mesi nel quartiere, apprezzando il modo in cui la gente ha reagito alla creatività. L’ultimo giorno di set tante persone erano dispiaciute all’idea che andassimo via, anche perché nei quartieri dove la vita sociale è pressoché assente, appena uno propone un gioco, tutti vogliono partecipare. E questo è molto importante, è una forma di cittadinanza attiva.

– Sei ancora intenzionato a esplorare questa ibridazione tra documentario e cinema di finzione nei tuoi prossimi progetti?

Diciamo che amo i film che rispettano lo stile e le premesse cinematografiche. L’unica mia premessa era una bellezza da preservare, cioè il mio rapporto con Mirko e la borgata. Quindi, ho cercato di avere più persone davanti la macchina da presa che dietro. Sul nostro set eravamo in pochi, non avevamo monitor. Era anche necessario creare delle premesse affinché succedesse qualcosa di bello davanti la macchina da presa, provando a rimettere in scena pezzetti della vita di Mirko. Questa idea del ricreare è complicata perché tutto può risultare finto e forzato. Bisogna perdere il controllo per ricreare qualcosa di vero. Viaggiare fra il mockumentary e la finzione è stata una scelta etica, quasi più che stilistica, perché odio i film che vanno in un posto e impongono la loro visione. Credo che la bellezza nasca dal dialogo tra l’autore e il mondo intorno a lui e fare il film è stato cercare di ricreare questo dialogo ogni giorno.

Intervista presente sul nuovo numero di Opere Prime.

Lascia un commento