Intervista a Marco Danieli regista de “La ragazza del mondo”

Diplomatosi nel 2007 al Centro Sperimentale di Cinematografia, Marco Danieli esordisce alla regia con La ragazza del mondo, presentato alle Giornate degli Autori della 73a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.   

– Perché hai scelto di raccontare una storia ambientata nel mondo dei Testimoni di Geova? Quale aspetto ti ha affascinato di più?

Il film è ispirato alla storia reale di una mia amica, che io e il mio co-sceneggiatore, Antonio Manca, abbiamo romanzato liberamente ispirandoci anche ad altre testimonianze raccolte in un successivo percorso di documentazione. All’inizio ho avuto una fascinazione di natura antropologica nei confronti di un ambiente umano e culturale di cui sapevo pochissimo. Ma quello che mi ha conquistato è stata proprio la vicenda vissuta da questa ragazza che ha messo in discussione la sua appartenenza ai Testimoni di Geova innamorandosi di un piccolo spacciatore. Un incontro improbabile che ha portato entrambi a una vera rivoluzione esistenziale. Una ragazza che ha avuto coraggio due volte: la prima quando ha cancellato, per amore di un uomo, tutto il suo orizzonte relazionale. La seconda quando ha capito che l’amore non era il punto di arrivo del suo percorso di emancipazione, ma era necessario riprendere il cammino da sola.

– Sara Serraiocco e Michele Riondino funzionano molto nei loro ruoli. Sono stati le tue prime scelte?     

Sì. Per il ruolo maschile avevo aperto un casting un anno prima delle riprese. Ma in quel periodo cercavo un ragazzo poco più che ventenne. Poi nell’ultima stesura di sceneggiatura abbiamo alzato l’età del personaggio e a quel punto ho pensato subito a Michele. È un attore eccellente, molto esigente con sé stesso, un vero professionista. Si vede che ha masticato molto set. Invece, Sara per me è “Giulia” da tre anni prima delle riprese. All’epoca, avevo realizzato un promo del film con un cast provvisorio. In quell’occasione Sara mi ha convinto talmente tanto che non ho mai aperto un casting per quel ruolo. È un’attrice molto espressiva e ha una recitazione estremamente naturalistica. Ha tecnica, ma non si vede quando recita e questo per me è il massimo. Poi lei ha un mistero nello sguardo, qualcosa di indecifrabile che la rende magnetica. Una caratteristica perfetta per interpretare un personaggio colto da una crisi esistenziale e spirituale.

– La scena del Comitato Giudiziario, che sottopone Giulia a un pruriginoso processo, ha colpito molto gli spettatori. Quanto si avvicina alla realtà dei fatti?

La scena è stata iscritta ispirandoci a diverse testimonianze di ragazze che hanno dovuto affrontare un Comitato Giudiziario per questioni di natura sessuale. Trovarsi in una stanza con gli “anziani” della comunità che ti rivolgono domande molto specifiche sulla tua condotta sessuale, con l’intento di valutare e comprendere l’entità del peccato commesso, può essere estremamente traumatico a livello psicologico. Molti ex Testimoni mi hanno confermato che il film è attendibile e realistico. Ad esempio, al Festival di Rotterdam ho ricevuto i complimenti da due ragazze e una di queste ha, poi, sentito la necessità di scrivermi una lettera di cui riporto uno stralcio: “La scena in cui gli anziani chiedono tante cose personali a Giulia mi ha molto emozionato. Questa scena mostra qualcosa che a mio avviso dovrebbe essere vietato, qualcosa che a tanti di noi ha provocato un trauma molto grave.”

– Nel finale, Giulia, liberatasi dalla morsa oppressiva della congregazione, si allontana anche da Libero, proseguendo il suo percorso di autodeterminazione. Il tuo intento era quello di raccontare come qualsiasi sentimento o situazione, se vissuto in maniera estrema e totalitaria, possa trasformarsi in una prigione da cui fuggire?          

Meglio di così non potrei esprimere il concetto. L’amore può essere una prigione peggiore di quella di un contesto religioso radicale. Soprattutto le donne sono quelle che rischiano di più. Non voglio essere retorico, ma mi sembra lampante.

Intervista presente sul nuovo numero di Opere Prime.

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