ITALIANO MEDIO di Maccio Capatonda (2015)

, Opere Prime

Giulio Verme è un uomo che, fin dalla primissima infanzia, ha cercato di rinnegare i “valori” cari ai suoi genitori e, più in generale, alla stragrande maggioranza del popolo italiano, ovvero quelli che potremmo definire “valori televisivi”, secondo i quali ogni argomento, notizia o evento è rilevante e importante solo se occupa uno spazio nel palinsesto televisivo.

In questa società, malauguratamente non così lontana dalla realtà italiana, contano solo visibilità e notorietà, tanto che il programma televisivo più seguito è Master Vip, un talent show per nullafacenti senza talento, che si sfidano per ottenere un posto fisso nel mondo dello spettacolo e non rimanere dei “poveracci”.

Giulio rifiuta tutto ciò, non vuole essere un personaggio uguale a tanti altri, senza spessore e incapace di fare la differenza, ma in questo suo differenziarsi anch’egli diventa uno stereotipo, interessato morbosamente al rispetto dell’ambiente e degli animali, un nerd vegano logorroico e frustrato, sempre pronto a giudicare, ma concretamente incapace di mettere in pratica quel che dice.

A questa caricatura, antipatica e snervante, Capatonda ne alterna un’altra, un alter ego di Giulio che è, in tutto e per tutto, opposto all’originale: ama ciò che prima odiava, interessandosi solo al sesso e alla televisione. Questo “Mister Hyde” emerge dopo che il protagonista assume una pasticca offertagli dall’amico Alfonzo, pasticca che, invece di potenziare le sue capacità cerebrali (come nel film Limitless, al quale Italiano Medio evidentemente s’ispira), le riduce, dal 20 a solo il 2%.

Entrambe le personalità di Giulio, che si alternano ripetutamente durante il film, fanno di lui un antieroe, senza nessuna qualità, ma per lo meno dalle idee chiare e irremovibili, almeno fino a quando, nel finale, il protagonista non trova un compromesso tra i due soggetti, andando a formare un terzo ma definitivo Giulio, un uomo opportunista, disinteressato e soprattutto incoerente: un italiano medio.

L’opera prima di Maccio Capatonda è ricca di citazioni e riferimenti ad altri lavori e personaggi già messi i scena dal regista, ma anche ad altre pellicole, come il già citato Limitless o il cult Fight Club.

La narrazione procede con chiarezza, anche se il film non è coinvolgente dall’inizio alla fine, anzi in più di qualche scena cala l’attenzione dello spettatore. Inoltre, il livello di comicità non è quello che ci si aspetta da un talento come Capatonda: le poche risate sono dovute principalmente a volgarità, battute demenziali e  banali macchiette.

Italiano Medio è un film che, seppur partito con un buon potenziale, è riuscito solo in parte, divenendo un prodotto simile a molti altri, dei quali il nostro mercato è decisamente saturo. Maccio Capatonda può fare sicuramente di meglio, e mi auguro ci riesca con Omicidio all’italiana, da poco uscito in sala.

di Alice Romani