Cannes 2017. Sguardo ravvicinato alle opere prime in programma

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Si svolgerà all’ombra delle tanto discusse elezioni presidenziali la settantesima edizione del Festival di Cannes. Un’edizione che ha già fatto parlare di sé nelle scorse settimane per via del manifesto che ritrae una giovane Claudia Cardinale, le cui sinuose e già belle curve sono state ritoccate, e soprattutto per l’esclusione dell’Italia dalla long list dei candidati alla Palma d’oro.

Polemiche alquanto irrisorie vista la notevole rilevanza a noi serbata nelle altre categorie e non solo: a sfilare come madrina ufficiale della kermesse troveremo, infatti, Monica Bellucci, mentre ad arricchire l’ormai rinomata sezione Un Certain Regard, che riunisce pellicole dagli stili e dalle forme non tradizionali, vi saranno ben due titoli nostrani.

Il nuovissimo Fortunata di Sergio Castellitto dovrà vedersela con altre quindici opere imponenti, tra cui Après la guerre, interessante coproduzione italo-francese, nonché debutto alla regia di Annarita Zambrano. Quest’ultima è già stata sotto i riflettori del Festival nel 2013 col cortometraggio Ophelia, apprezzato in numerose altre manifestazioni (in primis alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro).

Fin dal primissimo ciak, la sua prima fatica è stata presentata come «un affresco umano e politico di una famiglia lacerata dalla violenza dei legami di sangue e l’odio pubblico». La storia è ambientata nei primi anni ottanta tra le Landes e Bologna e vede protagonista Marco (Giuseppe Battiston), un ex militante di estrema sinistra dal passato criminale, che dovrà difendersi dalle accuse di omicidio di un docente universitario.

La guerra mai finita di Marco, quella a cui fa riferimento lo stesso titolo, sono gli anni di piombo: un fardello inguaribile con cui dovranno misurarsi i suoi stessi cari. Dopo aver vissuto da rifugiato in Francia grazie alla dottrina Mitterand, fuggirà per evitare l’estradizione, trascinando però nel fango i familiari rimasti in Italia.

Un dramma di grande empatia, che fa della fragilità dei personaggi, succubi dei loro stessi rimpianti e ideali, il suo maggiore punto di forza. «Quando ho iniziato a scrivere il mio film – ha dichiarato l’autrice in un’intervista – ho ripensato a Platone e alla prima definizione che dà della Giustizia: “Giustizia è rendere a ciascuno il dovuto” e ho capito. Ho capito che Dopo la guerra non sarebbe stato un film sulla giustizia, ma sull’incapacità di comprenderla e sugli errori irreversibili che gli uomini commettono quando sono accecati da ciò che è giusto o ingiusto».

La pellicola è stata riconosciuta di interesse culturale dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed è stata realizzata tramite il sostegno del Fondo regionale per l’Audiovisivo dell’Emilia Romagna, che realizza così il sogno della Film Commission di poter finalmente vedere i progetti sostenuti in lizza per grandi concorsi internazionali.

Nel cast, oltre all’anzidetto Battiston, anche Barbora Bobulova, nel ruolo della sorella di Marco, Charlotte Cetaire, Fabrizio Ferracane, Carolina Lanzoni ed Elisabetta Piccolomini. A condividere la sezione Un Certain Regard con la nostra Zambrano saranno altre intriganti prove, sia di autori conclamati sia emergenti: dai già premiati Amalric e Cantet, per arrivare agli esordienti Léonor Serraille (Francia), György Kristóf (Slovacchia) e Kantemir Balagov (Russia).

Ragguardevole il numero delle opere prime in selezione: ben nove saranno, infatti, i lungometraggi che debutteranno sulla Croisette, due in più rispetto allo scorso anno.

A presiedere la giuria della Caméra d’or troveremo l’interprete francese Sandrine Kiberlain che designerà, assieme ai suoi colleghi, il vincitore tra gli autori emergenti della selezione ufficiale, della Quinzaine des Réalisateurs e della Semaine de la Critique. La scorsa edizione fu insignita del prestigioso riconoscimento Houda Benyamina per il bellissimo Divines, che ha fatto faville anche ai César.

di Francesco Milo Cordeschi