Valeria Bruni Tedeschi – Biografia

, Biografie

Cresciuta a Torino in una famiglia agiata (il padre è l’industriale Alberto Bruni Tedeschi e la madre è la pianista Marisa Borini), dopo aver concluso gli studi è costretta a trasferirsi a Parigi a causa del clima terroristico che si respirava nell’Italia degli anni Settanta. Con la paura di essere presi di mira dalle Brigate Rosse, i genitori preferiscono spostarsi in Francia, divenuta poi una vera e propria terra d’adozione. Mentre la sorella Carla comincia a farsi strada nel mondo della moda , l’insegnamento del maestro Patrice Chéreau ai corsi di teatro della Ecole des Amandiers di Nanterre aiuta Valeria a formarsi nel campo della recitazione e a seguire la sua passione senza tentennamenti. Sarà proprio Chéreau ad aprirle la porta del set cinematografico dirigendola in “Hotel de France” nel 1987. L’esordio è seguito da una piccola parte nel lungometraggio “Storia di ragazzi e di ragazze” (1989) di Pupi Avati, debutto ufficiale nel cinema italiano.

Dopo alcune interpretazioni in patria francese, l’attrice ritorna in Italia a lavorare con Giuseppe Piccioni in “Condannato a nozze” (1993). Dopo “Le persone normali non hanno niente di eccezionale” di Laurence Ferreira Barbosa (successo di critica e pubblico in Francia grazie al quale l’attrice vince il premio César come miglior giovane promessa femminile e il premio come migliore interprete femminile al festival di Locarno) e “La regina Margot” dell’ affezionato regista Patrice Chéreau, la conferma arriva dall’Italia con “La seconda volta” (1996) di Mimmo Calopresti. L’intensità con la quale interpreta il tormento interiore dell’ex-terrorista Lisa Venturini, sconvolta dall’incontro con il professore (Nanni Moretti) che aveva tentato di uccidere, la premia con il David di Donatello, facendola entrare di diritto nell’albo delle migliori attrici italiane in circolazione.

Da questo momento in poi la sua carriera comincia a maturare; divisa tra l’amore per l’Italia e quello per la Francia, l’attrice non preferisce un paese all’altro ed evita accuratamente la scelta, ricercando stimoli da entrambe le culture. Accoglie con entusiasmo le proposte che vengono da registi francesi in crescita come Claire Denis che la chiama per “Nénette e Boni” (1996). Due anni dopo è di nuovo Chéreau a dirigerla nel drammatico “Ceux qui m’aiment prendront le train” a fianco di Jean-Louis Trintignant e la richiama anche Calopresti. Il film (che le fa vincere il secondo David di Donatello) porta come titolo il verso di una poesia di Marguerite Duras, “La parola amore esiste”, indirettamente titolo di un capitolo della sua vita privata; è infatti in questo periodo che nasce la storia d’amore con Calopresti, compagno dell’attrice per molti anni.

Alla fine degli anni Novanta è ancora nei panni di una donna in crisi nell’intrigo “Il colore della menzogna” di Claude Chabrol e nello stesso anno è il maestro Marco Bellocchio a chiamarla per il film “La balia”. L’attrice supera la prova del film in costume e, malgrado il temperamento schivo si presti facilmente a incarnare donne fragili e tormentate, la capacità di cogliere sfumature e toni diversi in personaggi più duri la rende un’attrice versatile, capace di mettersi in discussione.

Dopo il francese Rien à faire (1999) di Marion Vernoux e L’inverno (2002) di Nina Di Majo, è la volta di altri due film importanti, anche se non del tutto riusciti: è nel didascalico La felicità non costa niente di Calopresti (regista, sceneggiatore e interprete) e nel giallo Voci di Franco Giraldi, tratto dal romanzo di Dacia Maraini.

Nel 2003 la seconda svolta: l’attrice passa dall’altra parte della macchina da presa per girare “È più facile per un cammello… (premio Louis-Delluc come migliore opera prima), autoironica riflessione sulla condizione di una ragazza che vive con il senso di colpa per essere troppo ricca. Gli elementi autobiografici, e quindi realistici, della pellicola si alternano a momenti di pura finzione come gli inserti surreali dei cartoni animati, rappresentazione grafica dei pensieri intimi della protagonista.

Musa ispiratrice dell’italiano Calopresti, l’attrice incanta anche un altro grande regista, questa volta francese, il giovane François Ozon. Scene rubate alla vita di una coppia, dal primo incontro al divorzio, viste e vissute a ritroso come in un thriller in Cinqueperdue – Frammenti di vita amorosa (2004) e stessa struttura al contrario per riflettere sull’incidenza di una malattia grave ne Il tempo che resta (2005). Entrambe ottime prove d’attrice, soprattutto con il primo film per il quale ha anche dovuto fare delle diete ingrassanti per adattare il fisico alle diverse età del personaggio.

Con la commedia musicale Crustacés et Coquillage (2005) diretta da Olivier Ducastel, l’attrice abbandona nuovamente i panni della donna nevrotica e chiusa in se stessa per poi riprendere in mano la gentilezza e il tono di voce basso nel collettivo Tickets (2005), protagonista, assieme a Carlo Delle Piane, dell’episodio firmato da Ermanno Olmi. Si apre al mondo del cinema internazionale con piccoli ruoli in Munich (2005) di Steven Spielberg e nel sentimentale Un’ottima annata di Ridley Scott, e nel frattempo pensa a scrivere una nuova sceneggiatura. Nel 2007 è regista di Actrices – Le rêve de la nuit d’avant (premio speciale nella sezione “Un certain regard” a Cannes), film ambientato nella vita di un’attrice di teatro, insoddisfatta di se stessa ma piena di sogni nascosti che piano piano usciranno allo scoperto. Nello stesso anno l’amicizia con Calopresti, ormai suo ex compagno, la porta a lavorare assieme in L’abbuffata, commedia intensa che delinea un ritratto disilluso sulla televisione italiana, supportato da attori di rilievo come Diego Abatantuono, Donatella Finocchiaro, Paolo Briguglia e Gérard Depardieu.

Dopo svariate partecipazioni, tra cui quella a Baciami ancora di Muccino, torna come moglie di Morandi nel film di Edoardo Gabbriellini Padroni di casa. Lavora poi con Mastandrea e Servillo nel film politico di Roberto Andò Viva la libertà.

Nel 2013 è in concorso al Festival di Cannes con il film autobiografico da lei diretto e interpretato Un castello in Italia, storia dell’amore nato tra una donna e un giovane attore (Louis Garrel, suo ex compagno nella vita reale) nel momento in cui la famiglia di lei attraversa un momento difficile. Nel cast anche la madre dell’attrice Marisa Borini. In seguito parteciperà al film di Paolo Virzì Il capitale umano e a seguire sarà protagonista de La pazza gioia, nuovo film di Virzì che la vede in fuga – insieme a Micaela Ramazzotti – da una comunità terapeutica per donne con disturbi mentali. Nello stesso anno è nel cast del film francese di Samuel Benchetrit Il condominio dei cuori infranti.

Lascia un commento