IL TESTIMONE di Pietro Germi (1946)

, Grandi Esordi

Conoscere i grandi del passato ci aiuta a riflettere sul nostro presente. Uno dei grandi autori di cui la cinematografia italiana può farsi vanto è proprio Pietro Germi. Un professionista a tutto tondo che ha ricoperto diversi ruoli nella sua carriera, tra cui quello di attore, regista, produttore e anche sceneggiatore, ottenendo nel 1963 per Divorzio all’italiana l’Oscar alla Migliore Sceneggiatura Originale. Germi esordì alla regia nel 1946 con Il testimone, opera che si focalizza molto sulla complessità dell’animo umano. Questo giallo psicologico racconta di Piero Scotti, un libero cittadino accusato di aver commesso un omicidio. Al momento del processo, viene giudicato colpevole sulla base di un testimone oculare, il ragionier Giuseppe, il quale associa l’imputato all’ora dell’omicidio, poiché convinto dell’infallibilità del proprio orologio. In seguito alla sua deposizione, Piero sta per essere condannato a morte, ma verrà salvato in extremis, non appena si renderanno conto che l’orologio del testimone segnava l’ora sbagliata. Il protagonista, prosciolto dalle accuse e rimesso in libertà, ricomincia la sua vita normale, a fianco della sua ragazza. Tuttavia, l’episodio che ha vissuto lo ha traumatizzato. Il pensiero che la sua vita possa dipendere dall’errore di un uomo lo ossessiona fino al punto da pensare all’omicidio come unica via per liberarsi da quel pensiero. Nel momento in cui sta per compiere quel folle gesto, però, si rende conto di non essere in grado di portare a compimento il suo proposito e cade in crisi. Deciderà, infine, di tornare in prigione spontaneamente per espiare la propria colpa. Il film, audace e ambizioso per l’epoca, mostra non solo un estro nella scrittura, ma anche nella costruzione registica di un dramma che si consuma tutto nella mente del protagonista. Le scelte registiche, in particolare, sono tanto ben ponderate da rivelare una maturità nel ruolo che va ben oltre l’opera di un cineasta emergente. Germi segue i personaggi con la stessa indole di un investigatore, senza mai far avvertire il proprio passaggio. La sceneggiatura, sapientemente scritta, accompagna lo spettatore gradualmente all’interno dell’animo umano. Gli attori si muovono nell’ambiente con scioltezza e un pizzico d’ingenuità, regalandoci una storia difficilmente distinguibile dalla realtà. Un’opera prima che mostra tutte le potenzialità che Germi svilupperà nella sua carriera. L’inizio di un lungo bellissimo percorso di carriera e di vita.

di Laura Santelli

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