ANTWONE FISHER di Denzel Washington (2002)

Denzel Washington esordisce alla regia nel 2002 con il suo Antwone Fisher, potendo già vantare una vasta e impegnatissima carriera attoriale, che lo ha visto ricevere tre nomination e, infine, un Oscar come Miglior Attore Non Protagonista nel 1990 per Glory. Per il suo esordio, l’attore e regista sceglie di trasporre Finding Fish, racconto autobiografico dell’omonimo Antwone Fisher, pubblicato contemporaneamente all’uscita del film. Il protagonista (un energico e appassionatissimo Derek Luke) è un giovane afroamericano dal temperamento fin troppo focoso.

Le continue risse, scoppiate in seguito agli insulti razzisti dei compagni, provocano non pochi problemi alla marina militare, che lo obbliga ad un percorso con lo psichiatra Jerome Davenport (Denzel Washington), unica alternativa all’espulsione dal corpo militare. La riluttanza iniziale si trasforma presto in un fiume di parole, che riporta a galla il dolorosissimo passato di Antwone e la lotta che lentamente lo sta portando al riscatto.

Si apre così lo spiraglio su una vita nuova, una vita in cui si può smettere di difendersi, una vita in cui ci si può fidare, innamorare, in cui si può smettere di avere paura. In questa forma nuova, Antwone troverà finalmente la forza di affrontare i brandelli di ciò che è stato, che ancora gli impediscono di costruire qualcosa di nuovo. Dopo il baratro, la violenza, la rabbia, la forza di cambiare viene tutta dall’atto coraggiosissimo dell’amore.

Denzel Washington rende omaggio ai più sacri dettami dell’American Dream e del self-made man: Antwone riesce nell’impresa straordinaria di non farsi determinare dal mondo che lo circonda, di scegliere, nonostante tutto, la propria strada. E Washington accompagna il suo percorso senza puntare sull’effetto sorpresa o su un’esuberante retorica alternativa, ma gioca a carte scoperte con una regia onesta e intellegibile. La musica quasi didascalica, mai soverchiante, e la fotografia sempre nitida accompagnano lo spettatore più docile al cuore della storia. La trama si lascia avvicinare senza pretese, puntando su sentimenti ed emozioni troppo umanamente universali per non essere condivise.

Onesto, efficace, luminoso: queste le caratteristiche innegabili dell’esordio di Denzel Washington, che non si rifugia nelle ingenuità di chi la regia l’ha sempre vissuta dall’altro lato, ma sceglie con cura soggetti e attori energici e vitali, per un film che non vuole far altro che raccontare una vita.

di Valentina Avanzini

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