TUTTA COLPA DI VOLTAIRE di Abdellatif Kechiche (2000)

, Grandi Esordi

Ambientato a Parigi nel 2000, Tutta colpa di Voltaire vede protagonista Jallel, un giovane tunisino costretto ad abbandonare il suo paese alla ricerca di un lavoro per poter mantenere la sua famiglia. Ma entrare in Francia, nella sua condizione, non è facile. Perciò Jallel si finge algerino e chiede asilo politico, appellandosi ai principi di Voltaire e agli ideali francesi di Liberté, Égalité e Fraternité. Riesce nel suo intento e, arrivato a Parigi, beneficia della solidarietà e dell’amicizia di diseredati, di varie etnie e provenienze, con cui convive in un ostello. Ma la capitale francese ha da offrire qualcosa in più dell’amicizia a Jallel: l’agognato lavoro e soprattutto l’amore, quello per Nassera, una ragazza madre disposta anche a sposare il tunisino, affinché possa ottenere la cittadinanza francese. Tutto sembra andare per il meglio, fin quando Kechiche ci ricorda che la vita non è una favola e che Parigi non è la capitale dell’amore che tutti credono: Nassera, all’ultimo momento, decide di fuggire via e non sposare Jallel, il quale perde la speranza e il sorriso che lo contraddistinguevano, cadendo in una profonda depressione. Gli amici del ragazzo, preoccupati, decidono di farlo ricoverare in un ospedale psichiatrico e qui la storia del protagonista sembra ricominciare da capo, allo stesso modo, ma con personaggi diversi: Jallel è accolto con entusiasmo da un nuovo gruppo di amici, non più i rifugiati, ma i “fuori di testa”, e conosce Lucie, una ragazza ninfomane con un disperato bisogno d’affetto, che s’innamora del tunisino. Ritrovata la serenità, Jallel può uscire dall’ospedale, ritrovare gli amici dell’ostello e riprendere a lavorare, con Lucie al suo fianco. Ancora una volta le cose sembrano, pian piano, andare per il verso giusto, ma ancora una volta Kechiche disillude lo spettatore. Il regista tunisino affronta, nel suo esordio, tematiche forti, quali l’immigrazione, la malattia mentale, la solitudine e l’abbandono, ma lo fa con un linguaggio dolceamaro, inserendo nel suo racconto amore, amicizia, solidarietà e speranza. Tutta colpa di Voltaire è un’eccellente opera prima, che racconta una storia coinvolgente e commovente con una regia già matura (ma che crescerà ancora, fino ad arrivare al meraviglioso La vita di Adele, vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes del 2013) e ottime interpretazioni; encomiabile quella di Élodie Bouchez (Lucie). A 17 anni dalla sua uscita, il film rimane molto attuale, anzi potrebbe benissimo essere ambientato nell’Italia del 2017, o in qualsiasi altro paese, poiché tratta argomenti senza tempo, validi sempre e ovunque.

di Alice Romani

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