MISSIONE DI PACE di Francesco Lagi (2011)

, Opere Prime

Il capitano Sandro Vinciguerra, nonostante abbia dato più volte prova del suo valore militare, non riesce a farsi prendere completamente sul serio. La causa: suo figlio Giacomo. Convinto pacifista e, pertanto, acerrimo nemico del padre, Giacomo persegue una protesta non violenta, che si riduce, per lo più, a orazioni retoriche, burle infantili ai militari del posto e imbarazzo per il genitore. L’occasione di riscatto arriva, finalmente, quando al capitano viene assegnata una pericolosissima missione in ex Jugoslavia, dove da anni ormai latita uno spietato criminale. Il capitano non si aspetta che, per una serie di coincidenze, a fargli da compagno di avventura sarà proprio Giacomo, il quale non si farà certo sfuggire la possibilità di metterlo in difficoltà. Ci sono dei militari dalla testa vuota che eseguono ciecamente gli ordini più assurdi, che si prendono troppo sul serio o che sfruttano la loro professione per compensare la mancanza di una famiglia in patria: un branco di chioccolatori tutt’altro che guerrafondai, che mostrano la sensibilità di chi si fida del proprio capitano come di un padre, di chi non smette di pensare a casa e di chi, una casa, l’ha trovata nel proprio lavoro. E poi c’è un idealista, un pacifista dal moralismo facile a cui, forse per la giovane età, manca un po’ di spirito critico. Lo scontro generazionale fra un padre e un figlio che si disconoscono a vicenda è, in realtà, il pretesto per un confronto tra posizioni ideologiche che, solo in virtù di un forzato antagonismo, si fanno rigide e spigolose. Il film Missione di pace dell’esordiente Francesco Lagi è, senza nessuno schieramento, la dimostrazione che tutti i confini – anche quelli ideologici – possono essere sfumati; e lo fa con un atteggiamento burlesco e dissacrante verso entrambi i “contendenti”: con l’enfatica serietà dei militari (quando il capitano informa alcuni passanti che su quel corridoio controllato dai suoi soldati si sta facendo la war, scatena il loro riso, nonché l’immancabile sfottò da parte del figlio) e con i sogni di Giacomo in cui egli affianca un Che Guevara (interpretato da Filippo Timi) che va all’Ikea e che vuole Maradona Ministro dello Sport. Nel cast spiccano i nomi di Silvio Orlando, Alba Rohrwacher e un esilarante Francesco Brandi nel ruolo di Giacomo Vinciguerra, nome (o meglio, paradosso) parlante. Tra i soldati c’è anche Bugo, musicista fuori dagli schemi, che nel film comunica attraverso le sue schitarrate e che ha firmato la colonna sonora.

di Cristina Morra

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