NOTTETEMPO di Francesco Prisco (2014)

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Dolore, vendetta, odio e amore, desiderio, redenzione, corruzione, vita e morte. Questi i temi toccati nella pellicola, in appena 90 minuti. A seguito di un grave incidente stradale, un autobus va fuori strada e, rovesciandosi, poco dopo esplode. Matteo (Giorgio Pasotti), uno dei due poliziotti stradali accorsi, riesce a salvare Assia (Nina Torresi), compiendo quello che potrebbe sembrare un puro atto eroico. Quando la donna, unica superstite, esce dall’ospedale, sente forte il desiderio di rintracciare Matteo. Crede di essere stata salvata intenzionalmente al posto di altre vittime, avendo avuto un trascorso con il poliziotto, di cui è da tempo innamorata. Sa che si è trasferito a Bolzano e decide di raggiungerlo. Tuttavia, perde il treno e decide di accettare il passaggio in macchina di Enrico (Gianfelice Imparato), un cabarettista in crisi, che ha un forte motivo per recarsi nel capoluogo altoatesino, portando con sé una pistola. Matteo, invece, è a Bolzano perché vuole conoscere il figlio Rocco, di nove anni, mai visto dopo aver lasciato la madre Lidia. Poco prima dell’esplosione del bus, un déjà-vu misterioso aveva, infatti, provocato in lui il desiderio di ricominciare da capo la sua vita, rimediando agli errori del passato. Attraverso alcuni fili invisibili, dunque, partendo da tre storie apparentemente divergenti e incongruenti fra loro, a poco a poco, la trama si delinea e viene alla luce. A favore di quest’esordio c’è anche il cast. Con maestria e coinvolgimento, ciascun attore ha saputo prendere tra le mani la storia del proprio personaggio e renderla credibile. Degno di nota è il personaggio di Enrico, che in quell’incidente aveva perso la donna amata, incinta di una bambina. L’uomo, dunque, è mosso dal desiderio di vendetta, accecato dal dolore. Neanche il viaggio in auto con Assia riuscirà a fargli cambiare idea sul suo piano, nonostante vari tentennamenti e dubbi. Alla fine, però, se è vero che si rende noto il motivo che porta tutti a Bolzano, inspiegati restano alcuni passaggi narrativi, rendendo complicati i collegamenti tra i molti dubbi da risolvere. È come se le premesse brillanti e intriganti finissero per bruciare poi nell’esplosione dell’autobus. Francesco Prisco, classe 1976, spiega di aver volutamente scelto «di lasciar andare il flusso delle emozioni, senza insistere troppo su dettagli e spiegazioni». Dopo aver diretto spot pubblicitari e cortometraggi, esordisce nel lungometraggio con Nottetempo, film tra il drammatico e il noir. La trama on the road è suggestiva, il chiaro di luna ruba la scena e l’atmosfera dondola tra sogno e realtà. In più, parallelamente al viaggio fisico verso il Nord, la pellicola accarezza ridondanze del passato e conflitti del presente, che danno movimento e simmetria alla storia, ondeggiando tra “ciò che è andato” e “ciò che si può ancora salvare”.

di Sofia Peroni

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