JONATHAN di Piotr J. Lewandowski (2016)

Una volta diplomato, al contrario dei suoi amici, Jonathan (Jannis Niewohner) è costretto a restare vicino al padre malato, Burghardt (André Hennicke), e a capo della fattoria di famiglia, che gestisce insieme alla zia Martha. La donna non rivolge la parola al fratello morente, a causa di un segreto straziante e tragico, di cui Jonathan non è al corrente, ma a cui attribuisce la colpa dell’abbandono della madre. Lui, sulle spalle, ha caricate responsabilità enormi per un ragazzo di appena vent’anni. Così, quando le condizioni del padre si aggravano, la zia assume una giovane e attraente infermiera, di nome Anka (Julia Koschitz). La ragazza si rivelerà fondamentale per Jonathan, che troverà in lei l’amore e la forza per affrontare la malattia logorante del padre e i segreti della famiglia. Soprattutto quando un giorno si presenta alla porta un uomo di nome Ron, che Martha e Burghardt conoscono bene, ma che Jonathan non ha mai visto. La vita di quest’uomo si rivelerà profondamente intrecciata al passato dei fratelli, avendo egli avuto una storia con entrambi. Infatti, dopo aver iniziato a frequentare Martha, Ron si era abbandonato a una relazione segreta con Burghardt, alle spalle anche della donna, incinta di Jonathan. Quest’ultimo, venuto a conoscenza del tradimento nei confronti della madre e dell’omosessualità del padre, sarà costretto a prendere una scelta. Perdonerà suo padre prima che sia troppo tardi? L’opera prima del polacco Lewandowski ha un’efficace forza comunicativa, che s’impone allo spettatore fin dalla prima scena, dove viene rivelato il suo nucleo: il complicato e travagliato rapporto padre-figlio. Vediamo, difatti, Jonathan correre a perdifiato sotto la pioggia e all’interno della foresta che circonda la loro fattoria alla ricerca del padre che è in stato di shock, seduto su una roccia tutto solo. Il regista cura molto i dettagli e anche la fotografia risulta scrupolosamente curata. Molto del pathos comunicato e trasmesso è merito del talento degli attori, spettacolari e stupefacenti. L’empatia con tutti, nessuno escluso, è assicurata. Soprattutto con il giovane protagonista e il suo cuore spezzato e sofferente. Celebrazione della vita e anche della morte, di amore e odio, di libertà sessuali, di sofferenza e infinita letizia, la pellicola accarezza temi delicati e attualissimi, graffiando e suscitando riflessioni.

di Sofia Peroni

Lascia un commento