Tinto Brass – Biografia

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Nato a Milano il 26 marzo 1933, si è laureato in legge all’Università di Ferrara. Trasferitosi poi a Parigi con la moglie Carla Cipriani (detta Tinta), è stato archivista alla Cinematheque Française, una delle più prestigiose e ricche raccolte del mondo. Tornato in Italia, ha lavorato come aiuto regista di Alberto Cavalcanti, Joris Jvens, Roberto Rossellini. Ha riscosso l’unanime attenzione della critica fin dalla sua opera prima: Chi lavora è perduto del 1963. Nel 1964 dirige i due episodi L’uccellino e L’automobile del film La mia Signora, con Silvana Mangano e Alberto Sordi. Nello stesso anno e con gli stessi attori realizza Il disco volante. Seguono numerose altre pellicole tra cui vale la pena ricordare L’urlo del 1968, un trasgressivo specchio poetico di un’epoca, ma la censura ne impedisce la proiezione fino al ’74. Nel 1976 realizza un successo mondiale con Io, Caligola di cui decide di non firmare la regia a causa di alcuni problemi con la produzione che lo ha escluso dal montaggio. Numerose sono ancora le pellicole firmate Tinto Brass in cui il regista spiega ed esplora i meandri dell’erotismo. Il più famoso sei quali è La Chiave con Stefania Sandrelli Tra le pellicole più recenti nel 2002 dirige Anna Galiena e Gabriel Garko in Senso ’45, liberamente ispirato al racconto “Senso” di Camillo Boito. Nel 2003 torna invece alla commedia erotica con il film a episodi Fallo!. Tinto Brass ha sempre curato personalmente il montaggio di tutti i suoi film, il che dona alla sua opera un’unità espressiva da cinema d’autore. Il regista ha diretto anche in teatro opere come Pranzo di famiglia di Roberto Lerici (1973), uno spettacolo ripreso per cinque volte, con la stessa regia, fino al 1986, anno in cui, invitato a New York, riscosse un successo di critica e di pubblico. Nel 1976 ha diretto L’uomo di sabbia di Riccardo Rehim, e nel 1990 Lulu di Wedekind. Nel 2006, anno della scomparsa dell’inseparabile moglie, la Cinémathèque Française di Parigi ha dedicato a Tinto Brass un omaggio-retrospettiva dal titolo Eloge de la chair (Elogio della carne), con la proiezione nella prestigiosa sala dei Grands Boulevards parigini di 10 film del “più erotomane dei cineasti ma anche del più cineasta degli erotomani”.

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