1:54 di Yan England (2016)

Tim (Antoine Olivier Pilon) è un giovane liceale con il sogno della corsa, disciplina di cui è stato in passato campione, quando era allenato dalla ormai defunta madre. Il sedicenne, rimasto solo con il padre, si dimostra brillante anche a scuola, soprattutto in chimica. Grazie al nuovo professore di questa materia, si riavvicinerà all’atletica con l’obiettivo di battere Jeff (Lou-Pascal Tremblay). Il suo intento è quello di vendicare un giovane amico di cui era innamorato e che si è suicidato, in quanto vittima di bullismo da parte del gruppo di Jeff. Tim inizia, quindi, ad allenarsi per correre gli 800m alle nazionali. Per accedervi deve totalizzare un tempo di 1:54, non un millisecondo in più. Sostenuto anche dall’amica Jennifer (Sophie Nélisse), il ragazzo si spinge però ai limiti, fino al punto di non ritorno. Opera prima di un giovane canadese, 1:54 è una bomba ad orologeria. Si tratta di un dramma a sfondo socio-psicologico, che tocca temi delicati come l’omosessualità, la vendetta, il bullismo e il suicidio. Ma anche i problemi legati al cyber-bullismo, al tema del dolore e della morte, alla violenza fisica e verbale, alla competizione, al coming out. È un film che invita costantemente a riflettere, a valutare più punti di vista. Ciò è sottolineato dalla conclusione, in cui quasi tutti i personaggi sono seduti attorno a un tavolo e rispondono a un intervistatore riguardo gli atti di bullismo nella scuola,
su Internet e anche le violenze fisiche che riguardano Tim. «Era solo uno scherzo», ripetuto con un tono sempre più flebile e rotto, è l’epilogo prima di un taglio su nero. L’immaginario ticchettio, verso un’imminente esplosione, si avverte spesso durante la pellicola. Come a incalzare il tempo e a ricordare allo spettatore di essere vigile. Finché il climax erompe e i titoli di coda scorrono, senza musiche di sottofondo. «Non volevo che la musica influisse sul riflettere verso cui ho spinto lo spettatore», afferma il regista Yan England in sala più tardi, mentre il pubblico sta trattenendo ancora il respiro.

di Sofia Peroni

Lascia un commento