IO SONO UN AUTARCHICO di Nanni Moretti (1976)

, Grandi Esordi

Io sono un autarchico, opera prima di Nanni Moretti, vede protagonista Michele Apicella, alter ego del regista anche nei suoi successivi quattro film, e il suo rapporto con la moglie Silvia (Simona Frosi) e con il figlio Andrea. Fin dalle prime battute, capiamo che la relazione tra i due non procede nel migliore dei modi («Ma perché ci siamo sposati?», «E mica mi ricordo perché…»). Silvia non vive bene con Michele, ha appena 22 anni e si sente oppressa dalla vita di casalinga e di madre. Decide, quindi, di andar via di casa, lasciando solo Michele con il figlio Andrea. Contemporaneamente Fabio (Fabio Traversa), un amico del protagonista, vuole mettere in scena uno spettacolo di teatro sperimentale e per realizzarlo ingaggia diversi ragazzi, tra i quali anche Michele. Il regista organizza lunghe e noiose riunioni per approfondire il testo e diverse occasioni d’incontro tra gli attori per cementare il gruppo. Incontri, tuttavia, decisamente fallimentari, come nel caso dell’escursione in montagna, alla fine della quale il gruppo si dimezza. Nel film sono frequenti i riferimenti al cinema italiano e anche ad opere del panorama internazionale. Da antologia la sequenza in cui Michele schernisce con biasimo e un’abietta bava schiumosa alla bocca Pasqualino Settebellezze e la cattedra di cinema assegnata in America a Lina Wertmüller. Michele, inoltre, paragona cinema e società: «Nel cinema, gli attori sono la borghesia, l’immagine è il proletariato. La colonna sonora è la piccola borghesia eternamente oscillante tra l’una e l’altro. L’immagine, in quanto proletariato, deve prendere il potere del film dopo una lunga lotta». Parole che, pur ricalcando la forte incidenza dei moti giovanili del ’68, trovano avversa una generazione annoiata, allo sbando e che, come avvalorerà l’autore nella successiva pellicola Ecce Bombo, riempirà con inerzia i giorni “vedendo gente” e “facendo cose”. Nonostante i loro ideali e le loro aspettative, i personaggi messi in scena da Moretti sono tutti fallimentari: Fabio fallisce con il teatro sperimentale, non riuscendo a coinvolgere né il pubblico né il critico; Michele fallisce ripetutamente, prima come marito, poi come padre e soprattutto come autarchico (vorrebbe essere fuori dagli schemi e indipendente, ma ha bisogno dell’assegno mensile del padre per vivere). Senza fondi né finanziamenti, Moretti ha girato il film in Super 8 e in presa diretta, con un cast formato principalmente da amici e collaboratori. Tuttavia, Io sono un autarchico è un piccolo capolavoro, non solo per il grande successo riscosso alla sua uscita, grazie al quale ha saputo ridefinire il cinema indipendente, ma soprattutto perché ha saputo raccontare, con corrosiva ironia, un’intera generazione, cogliendone vizi e pecche. Il film rappresenta l’esordio di Michele Apicella e soprattutto di Nanni Moretti, regista dalla carriera quarantennale che con le sue dodici pellicole ha scritto, e scrive ancora (il suo ultimo film è Mia madre del 2015), la storia del cinema italiano.

di Alice Romani

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