MORGAN di Luke Scott (2016)

Partendo dalla lunga serie di film di fantascienza prodotti dal padre, Luke Scott, figlio del noto regista e produttore Ridley, con la sua opera prima continua la tradizione, ma al tempo stesso inaugura una nuova generazione di film di questo genere. Memore di celebri opere sugli umanoidi creati per mano della scienza, Luke riprende molto di questo filone sviluppato dal padre, non solo per quanto riguarda i temi portanti delle storie, ma anche per la costruzione stessa del film. Frutto di anni di esperimenti, la società di ricerca ha creato geneticamente un essere umano invincibile, di nome Morgan, capace di provare sentimenti come mai era successo prima. Modificando il suo dna con elementi sintetici, questa creatura cresce rapidamente nelle sue facoltà intellettuali e fisiche. Ha 5 anni ed è già adulta. Tuttavia, per controllare i suoi sviluppi la tengono chiusa in uno stabilimento di ricerca, permettendole di uscire in rare occasioni. Quando riceve l’ennesimo rifiuto alla sua richiesta di uscire, non riesce a controllare le suemorgan_luke-scott emozioni negative e, durante un normale controllo, attacca la Dottoressa Katy Grief, che la stava visitando. Allarmati dalla notizia, i proprietari dello stabilimento inviano l’esperta di valutazione rischi, Lee Weathers, per capire se il soggetto può essere controllato oppure se occorre sopprimerlo. La situazione, di lì a poco, precipiterà. Morgan prende più consapevolezza di sé stessa e allo stesso tempo diventa più pericolosa per tutti. Riuscirà l’agente Lee a fermarla? E come? Il film mescola note di un mondo futuristico a tinte thriller, con un’attenzione per la fotografia dalle luci fredde e inquietanti, che calano i protagonisti in un’inquietudine continua e sottile. La sceneggiatura, messa all’ottavo posto delle Migliori Sceneggiature non prodotte nel 2014, scorre talmente bene da far dimenticare del tempo che passa. Dall’inizio, che mostra subito il fatto scatenante, sino al colpo di scena finale, la storia si vive tutta d’un fiato senza annoiare né lasciare spazi vuoti. La regia, per dare spazio solo al puro intrattenimento, si concentra molto sull’azione e sugli effetti speciali. Questi ultimi, semplici e mirati, nascondono la loro presenza allo spettatore, dando un’idea ancora più realistica. La scelta degli attori è ben azzeccata e, tra vecchie promesse e nuove stelle, nessuno delude le aspettative. In sostanza, l’opera prima di Luke Scott si può definire un buon film d’intrattenimento, che però non lascia spazio ad altro al di fuori dell’azione. Tra le storie sugli umanoidi ricreati per mano di altri uomini, nate dalla tradizione di Frankenstein, Morgan non offre spunti nuovi a quanto già visto da uno spettatore esperto. Può comunque essere l’inizio di una nuova generazione di film fantascientifici iniziata dal padre e portata avanti dal figlio. Tradotto in poche parole: è un buon inizio, ma ci si aspetta molto di più.

di Laura Santelli

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