AUGURI PROFESSORE di Riccardo Milani (1997)

, Opere Prime

Vincenzo Lipari (Silvio Orlando), professore di lettere in un liceo, si sente sempre più distante dai suoi alunni, non riuscendo più a insegnare a causa dei loro comportamenti ribelli, poco consoni a una scuola e lontani dalla condotta che aveva l’uomo ai suoi tempi. Il professor Lipari è arrivato quasi a detestare il suo lavoro e si sente stretto in una morsa burocratica che gli rende impossibile arrivare ai suoi allievi, come un tempo invece riusciva a fare. Infatti, quasi a incarnarne la dimostrazione, torna dal suo auguriprofessorepassato una giovane studentessa, Luisa (Claudia Pandolfi), questa volta collega e supplente. La giovane donna si renderà presto conto del cambiamento che Lipari ha subito e dei problemi che sta vivendo e si proporrà come mediatrice: da un lato tra il docente e gli alunni e, dall’altro, tra il vecchio e il nuovo Lipari. Tra aule scolastiche, Manzoni, gite in montagna e poesie imparate a memoria, evocherà nell’uomo anche il ricordo dell’amore platonico e impossibile che li aveva legati. Luisa era stata per Lipari la sua Beatrice. L’uomo, infatti, dopo averla rincontrata, inizierà a intraprendere un percorso mentale a ritroso fin ai tempi della scuola elementare e del primo lavoro in un paese di montagna. Grazie ai ricordi e alla giovane, Lipari riacquisterà la passione per il suo lavoro e la sintonia con i suoi ragazzi.
Ambientata nel 1996, la storia racconta la crisi di un uomo di mezza età insoddisfatto del suo lavoro e incapace di trovare da solo un rimedio, ma narra anche un divario tra generazioni che fanno sempre più fatica a capirsi. La pellicola è del 1997 e ha ricevuto diversi riconoscimenti: la nomination ai David di Donatello 1998 come Miglior Regista Esoauguri-professorerdiente a Riccardo Milani e Miglior Attore Protagonista a Silvio Orlando e, nello stesso anno, la candidatura al Nastro d’Argento per il Miglior Attore Protagonista a Silvio Orlando. L’esordio alla regia di Milani risulta un esperimento riuscito, sebbene in certi punti prolisso e poco dinamico, in altri toccante e profondo. Certamente si potrebbe sentire l’eco de “La scuola” di Luchetti, per cui Milani ha lavorato da aiuto regista. Tuttavia, già dai personaggi diametralmente opposti sono palpabili le differenze. E su queste Milani costruisce un uomo in piena crisi e con l’anima a pezzi, rassegnato a sopravvivere, non più vivere. Un uomo alla disperata ricerca della passione perduta.

di Sofia Peroni

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