THE BIRTH OF A NATION di Nate Parker (2016)

C’era un tempo in cui il destino era scritto nel colore della pelle. Nascere nero nel 1800, nella Contea di Southampton, in Virginia, significava nascere schiavo. Questa la vita toccata in sorte a Nat Turner, che, condannato per condizione sociale all’analfabetismo, si accosta però alla Bibbia da autodidatta e, crescendo, diviene predicatore itinerante. Il suo compito è quello di placare, con appropriati sermoni, gli animi livorosi degli altri schiavi, spostandosi di tenuta in tenuta. Ma davanti ai suoi occhi passeranno troppe angherie, soprusi e sofferenze. E Nat si renderà conto che non è più tempo di chinare la testa e sopportare, porgendothebirthofanation l’altra guancia in attesa di trovare conforto nel regno dei cieli. È, invece, arrivato il momento di sollevare orgogliosamente lo sguardo e combattere per la propria libertà perché la Bibbia dice che “gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi” e che “con noi è l’Eterno, il nostro Dio, per aiutarci e combattere le nostre battaglie”.
L’opera prima di Nate Parker è un esordio potente e vitale, che travolge gli spettatori con la forte carica umana di una storia di giustizia, sangue e libertà. Folgorato dalla figura di Turner, incontrata nel corso degli studi universitari, Parker ha iniziato a scrivere la sceneggiatura del film nel 2009. Quando il progetto ha finalmente preso forma, ha deciso anche di produrlo, dirigerlo e interpretarlo, dando voce e corpo al tenace e coraggioso schiavo ribelle. The Birth of a Nation, titolo che fa un chiaro ironico riferimento all’omonima opera di Griffith, celebre apologia del Ku Klux Klan, ha debuttato al Sundance Film Festival, vincendo il Gran Premio della Giuria e il Premio del Pubblico, e attirando immediatamente l’attenzione di diverse case di distribuzione. A spuntarla tra le tante, alla fine, è stata la Fox Searchlight Pictures, che ne ha acquisito i diritti di distribuzione per la cifra record di 17,5 milioni di dollari. Molti sono già pronti a scommettere thebirthofanation_sulla presenza dell’opera di Parker ai prossimi Oscar, sulle orme di 12 anni schiavo, premiato nel 2014 dall’Academy come Miglior Film e di Django Unchained, che l’anno precedente aveva ricevuto ben 5 candidature. The Birth of a Nation, infatti, è un’opera prima atipica, poiché possiede una notevole maturità stilistica, narrativa e di messa in scena. Basti pensare alla spettacolare sequenza della battaglia che richiama alla mente lo scorsesiano Gangs of New York, opera con la quale condivide l’idea di fondo della necessaria e inevitabile violenza, su cui si basa la storia di una nazione ancora oggi percorsa da tensioni sociali apparentemente insanabili. Ottima la fotografia di Elliot Davis, così come l’evocativa colonna sonora di Henry Jackman. C’è da ammettere, però, che in certi frangenti l’esordio di Nate Parker pecca indubbiamente di retorica. Tuttavia, il racconto della presa di coscienza della propria dignità umana da parte di un gruppo di schiavi ribelli certamente si presta all’enfasi e, in ogni caso, l’autore riesce a caricare di lirismo anche quei momenti, lasciandoci toccati al termine della visione.

di Camilla Di Spirito

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