GENIUS di Michael Grandage (2016)

Scrittore frenetico e convulso, esuberante ed egocentrico, Thomas Wolfe (Jude Law) è il genio folle e sregolato che dà il titolo all’opera prima di Michael Grandage, ma ancor più geniale è Max Perkins (Colin Firth), l’editor illuminato, metodico e pacato, grazie al quale Wolfe riesce a mettere ordine nella mole immane del suo lavoro e a trarne dei libri degni di pubblicazione. Fin dal primo incontro, tra i due si crea una straordinaria alchimia, che porterà alla luce e alla stampa, nel 1929, Angelo, guarda il passato e, qualche anno dopo, nel ’35, Il fiume e il tempo, opera che Wolfe geniusdedica proprio a Perkins e al suo incredibile lavoro. Il delicatissimo ruolo dell’editor della Scribner, interpretato con garbo e misura da Colin Firth, consiste proprio nel rimodellare l’arte grezza dei giovani autori che attirano la sua attenzione per arrivare a tirar fuori dalle loro penne puri diamanti letterari. E proprio lo stesso Perkins, prima di conoscere Wolfe, aveva portato alla pubblicazione e alla ribalta Fitzgerald e Hemingway. Il suo ultimo pupillo, però, diventa subito un caso a parte. Tutti alla Scribner sono pronti a rifiutare quel «ragazzo piuttosto disorganizzato», ma la lungimiranza di Perkins lo porta a gettarsi a capofitto nell’ardua impresa di arginare il fiume in piena della sua creatività. Questa impresa si rivela, però, un lavoro a tempo pieno che porta Perkins a divenire amico, confidente e quasi padre putativo di questo scrittore estremamente prolifico e vitale e talmente fragile e insicuro da non riuscire ad apporre la preziosa parola “fine” ai suoi manoscritti. Jude Law riesce a cogliere appieno la spiccata sensibilità, il famelico desiderio di autoaffermazione e le nevrotiche insicurezze di un uomo pronto a scandagliare la sua esistenza e a trascriverla su carta nell’audace e affannoso tentativo di lasciare una traccia di sé in eredità al mondo. Uno scrittore talmente immerso e al contempo avulso dalla realtà da essere destinato a travolgere e ferire ogni persona che ha il folle proposito di amarlo. Ciò accade ad Aline Bernstein (Nicole Kidman), donna che, folgorata dalla sua vitalità, per Wolfe abbandona marito e figli, ma si ritrova a rincorrere un bambino dagli interessi mutevoli, cercando di stare al ritmo jazz della sua mente folle e vitale. Presentata in concorso al Festival del Cinema di Berlino e in seguito alla Festa del Cinema di Roma, l’opera prima geniusdell’inglese Michael Grandage, già regista teatrale, è tratta dal libro di Andrew Scott Berg, biografia di Perkins, “l’editor dei geni”, opera che nobilita la figura troppo spesso misconosciuta dell’editor, genio in ombra, coautore fantasma, che prende per mano e indica la strada, e al momento opportuno si dimostra capace di fare un passo indietro e lasciare riflettori e applausi al legittimo autore dell’opera. Morto a soli 38 anni a causa di una tubercolosi cerebrale, Wolfe lascerà un grande vuoto in Perkins, che, padre di cinque figlie, lo considerava il figlio maschio mai avuto. Il film di Grandage, nel suo andamento lineare e composto, ci racconta la storia di un incontro prodigioso e speciale, uno di quelli che capitano di rado nella vita, l’incontro tra due persone che erano nell’inconsapevole attesa l’una dell’altra e che, unendo i propri mondi e le proprie menti, scontrandosi e riappacificandosi, nel corso di un lungo, complesso e desiderato processo di distruzione/costruzione, giungono a regalare al mondo l’incomparabile magia dell’atto creativo.

di Camilla Di Spirito

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