KICKS di Justin Tipping (2016)

Nella Bay Area di San Francisco vive Brandon, un mite quindicenne afroamericano vessato dai bulli, che vive di voli pindarici e folli scorribande in compagnia dei suoi fedeli compagni, Albert e Rico. Non godendo di una condizione particolarmente agiata, “Little B.”, così denominato dal quartiere, ha poche pretese all’infuori del possedere una navicella spaziale grazie alla quale, come ironicamente scandito nell’amaro incipit di apertura, potrebbe rimaner sospeso nel cosmo senza dover patire le beghe e gli affanni kicks2del quotidiano. Sembra tutto alquanto ordinario nella sua vita fino a quando, nel bel mezzo di una zuffa a colpi di rap tra due bellimbusti della scuola, gli si paleseranno quasi a mo’ di miraggio le sgargianti Nike Air Jordan, indossate da uno dei due competitors. Da quell’istante in avanti, Brandon spenderà tutti i suoi giorni a racimolare più soldi possibili per poter finalmente avere le scarpe tanto agognate. Quanto raccolto, sommato ai risparmi, sembra non bastare, ma un pomeriggio un bizzarro venditore ambulante, in veste di autentico deus ex machina, gliene offrirà un paio a prezzo stracciato. Quello che aveva tutta l’apparenza di un sogno diviene d’un tratto realtà: Brandon non tarderà ad esibire con orgoglio le sue nuovissime scarpe, catturando addirittura l’attenzione di qualche ragazza. Ma la gioia non durerà molto: di ritorno da scuola, verrà infatti attorniato da una gang di teppistelli, guidata dal rabbioso Flaco, che senza alcuna remora gli strapperà di dosso le Nike, umiliandolo. Little B. deciderà allora di intraprendere una lunga traversata per Oakland alla ricerca di Flaco, accompagnato dai suoi due amici e da uno spettrale astronauta, kicks4frutto della sua immaginazione, che monitorerà passo dopo passo le sue azioni. Vincitore della XIV edizione di Alice nella città, oltre che del Tribeca Film Festival per la Miglior Fotografia, Kicks è l’opera prima dello sceneggiatore e regista californiano Justin Tipping. Una parabola dai tratti epici sulla sopravvivenza morale e sociale all’interno dell’avvilente contesto della periferia, dove a vigere è la primordiale legge del più forte e il degrado è anzitutto culturale, contrassegnato da rabbia e indifferenza, degne figlie della disperazione. Nonostante lo scenario sia così ghettizzante e si nutra del livore prodotto dalle differenze materiali, esso riesce incredibilmente a produrre delle opportunità spesso al limite dell’inverosimile, dove anche un adolescente insicuro e dalle scarpe rotte riesce ad ottenere il suo piccolo momento di gloria. Bastano un paio di Air Jordan, che devono il nome ad un afroamericano d’eccezione, ad innescare una deprimente guerra tra poveri: è l’arcinoto paradosso del divide et impera, “deformazione professionale” di un sistema in via di collasso. Da schiavi a gladiatori, da semplici poveri a misere pedine asservite ai bisogni del potere. Il tutto accompagnato da un triste disincanto, perfettamente reso dal modo in cui Brandon, nel corso della pellicola, interagisce con l’astronauta, proiezione onirica di un inconscio deviato e al contempo sospeso: particolarmente emblematicakicks3 è la sequenza in cui quest’ultimo, sull’onda delle piccole conquiste riscosse dal protagonista, issa con fierezza la bandiera statunitense lungo il freddo asfalto. Un chiaro ammiccamento all’allunaggio, evento tuttora in bilico tra il mito e la realtà inarrivabile, che forse meglio di altri sa sintetizzare l’ambiguità dell’American Dream. Con uno stile incalzante e al tempo stesso solenne, quasi volto ad esaltare l’accezione liturgica di alcuni inserti (dall’apparizione “mistica” delle scarpe e del venditore di strada, fino ad arrivare ai pestaggi, ai primi flirt di Brandon o agli inquietanti confronti con lo zio), Kicks è un piccolo diamante grezzo del circuito indie statunitense, un capolavoro dalle modeste ambizioni che rilegge in chiave parzialmente fiabesca il sobborgo, testando le difficoltà di adattamento del suo individuo più fragile, il teenager. Ne scaturisce una storia di formazione intrisa di lirismo e di importanti riscontri sociali, che trova il suo epicentro nelle perversioni del materialismo. “Beni” confezionati dai ricchi per i poveri contro i più poveri ancora.

di Francesco Milo Cordeschi

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