IO SONO LI di Andrea Segre (2011)

, Opere Prime

Io sono Li, esordio di Andrea Segre, è un film che affronta un tema caro al regista, quello etnico-culturale. Non a caso, i protagonisti del racconto sono Shun Li e Bepi. La prima è una donna cinese che lavora più del dovuto, sotto proprietari cinesi, per saldare il suo debito, e permettere al figlio di raggiungerla in Italia. Il secondo, soprannominato il poeta, è un pescatore slavo che vive a Chioggia ormai da trent’anni. Li è una grande lavoratrice, disposta a tutto pur di riabbracciare il figlio. Perciò da Roma accetta di zhao-tao-shun-li-io-sono-litrasferirsi a Chioggia per lavorare come barista nel piccolo comune veneto. Qui conosce i pescatori del luogo e stringe una sincera e innocente amicizia con il poeta. Ma la relazione tra i due non è ben vista né dalla comunità dei pescatori né da quella dei cinesi, perciò Li, per evitare di ritardare la “notizia” dell’arrivo del figlio, è costretta a lasciare la città. Io sono Li è un film melanconico, freddo, grigio, che diventa finalmente a colori quando Li trova in Bepi un amico, quando in un abbraccio due solitudini si incontrano e si sostengono. Il primo gesto d’affetto del film è proprio quell’abbraccio, non ce ne saranno altri tra i due, il poeta e la donna non avranno neanche modo di dirsi addio, ma Li potrà beneficiare di un altro abbraccio, molto più intenso, atteso e voluto: quello con il figlio.
L’opera prima di Andrea Segre è una storia di solitudini e incomprensioni, i personaggi parlano lingue diverse: italiano, chioggiotto, cinese, croato. Non si comprendono e spesso non si sforzano nemmeno per tentare di farlo. L’eccezione è costituita da Shun Li, che cerca di imparare, ma non di integrarsi. Dal poeta, che vuole invece conoscere la cultura della donna e le sue tradizioni (così le chiede come si pesca nel suo paese, oppure fa galleggiareio-sono-li una candela nell’acqua per celebrare il poeta cinese Qu Yuan). E infine dal figlio di Li che, appena arrivato in Italia, chiede subito alla madre come poter imparare l’italiano. Alla solitudine si accompagna la monotonia, i giorni sono noiosi, tutti uguali, i pensionati sono sempre al bar perché non sanno che fare. Li, invece, deve attendere pazientemente “la notizia”, perciò lavora senza sosta e non ha il tempo per vivere. Io sono Li, titolo dalla doppia interpretazione: io mi chiamo Li oppure io sono lì, in Cina, con mio figlio, è un film estremamente delicato, nella colonna sonora, nei movimenti di macchina e nel finale agrodolce.

di Alice Romani

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