MONITOR di Alessio Lauria (2015)

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«Quante sono le persone nella tua vita che, quando parli, ti ascoltano veramente?». In Monitor, nel presente immaginato dal regista Alessio Lauria, qui al suo esordio in un lungometraggio, vi è addirittura una persona pagata per farlo. In questo mondo parallelo, infatti, vi sono i cosiddetti “Monitor”, figure che devono ascoltare tutto ciò che viene detto dai dipendenti di un’azienda per poi farne rapporto ai loro superiori. I dipendenti si trovano all’interno di una stanza, una sorta di confessionale, mentre i Monitor li ascoltano al di là di un muro, senza conoscerne l’identità. Nella storia raccontata da Lauria, l’azienda non offre ai propri dipendenti solo un posto di lavoro, ma anche un alloggio e vari benefit. Tutti i lavoratori si trovano all’interno di questo enorme campus, in cui trascorrono le loro giornate. In questa monitor_micro-realtà, tutto funziona secondo regole perfette e ciascuno dovrebbe essere soddisfatto e appagato. Nel corso del film ci rendiamo, però, conto di come quello che sulla carta dovrebbe essere un mondo perfetto è in realtà una prigione, nella quale è preferibile non provare emozioni o sentimenti troppo dirompenti. I personaggi vagano come fantasmi svuotati di ogni slancio vitale.
Il protagonista della vicenda, Paolo, di professione Monitor, è convintissimo dei valori della sua azienda e della comunità che quest’ultima ha voluto creare. Capiamo, però, quanto questa si fondi su equilibri molto fragili, nel momento in cui un singolo episodio basterà a mettere in crisi le certezze di Paolo e a farlo ragionare sulla possibilità che, al di fuori di essa, ci possa essere una felicità più reale. Il film, che Alessio Lauria ha realizzato grazie al concorso di Bottega Creativa, all’interno del Premio Solinas Experimenta, è stato presentato al Festival del Cinema di Roma nel 2015, nella sezione Alice nella città. Lauria utilizza una regia molto essenziale e lineare, a tratti ripetitiva, ma assolutamente monitor_funzionale al tema di alienazione e solitudine, di cui è permeato il film. L’atmosfera asettica e la recitazione scarna degli attori, con un riferimento particolare alla perfetta interpretazione dei due protagonisti Michele Alhaique e Valeria Bilello, completano l’opera. Ciò che lascia un po’ di amaro in bocca è che il film, a un certo punto, non riesce a dare delle svolte significative alla trama e devia verso una storia d’amore forzata e non particolarmente utile ai fini della storia. Sicuramente si potevano sviluppare meglio i temi dell’alienazione e del bisogno di lavoro, che ancora oggi portano spesso i giovani a rinunciare alle proprie aspirazioni e libertà di scelta in cambio di un’occupazione stabile. In ogni caso, l’opera prima di Alessio Lauria è un ottimo prodotto, che esplora uno stile fantascientifico non scontato e lascia spunti di riflessione sicuramente apprezzabili.

di Silvia Festini Battiferro

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