AMERICAN PASTORAL di Ewan McGregor (2016)

L’esordio alla regia di Ewan McGregor (Trainspotting, Big Fish, Moulin Rouge) è l’ambiziosa trasposizione cinematografica del libro premio Pulitzer di Philip Roth, American Pastoral. La vicenda, ambientata negli anni ’60 in New Jersey, segue la storia dello “Svedese”, un americano ebreo della media borghesia, di nome Seymour Levov (Ewan McGregor). L’uomo incarna il mito del self-made man. Imprenditore e proprietario di una rinomata fabbrica di guanti, sposa una reginetta di bellezza di fede cattolica (Jennifer Connelly) e diventa padre di una bellissima bambina, Merry (Dakota Fanning). La figlia, fin da piccola balbuziente, attira su di sé la preoccupazione dei genitori quando, stufa della vita di campagna, diventa un’attivista e una pericolosa ribelle agli occhi dell’armoniosa coppia. L’apice della vicenda è raggiunto nel momento in cui Merry viene accusata di essere responsabile di un attacco terroristico in cui ha perso la vita un uomo. L’immagine della famiglia modello sbiadisce fino a svanire del tutto quando la ragazza scappa, lasciando dietro di sé una scia di mistero, smarrimento e dolore. Merry rappresenta per lo Svedese un fallimento a cui vuole rimediare, soprattutto nel momento in cui il legame con la figlia resta l’unica cosa, della sua non più perfetta vita, che può ancora salvare.
A fare da sfondo alla pellicola è un difficile periodo della Storia americana, nel quale sono in atto le proteste del movimento giovanile, le rivendicazioni sociali della classe operaia dei neri, e all’orizzonte si profila la guerra del Vietnam. Il nucleo del film, tuttavia, è centrato sui rapporti familiari, sul confronto generazionale e sull’impossibilità di coniugare american-pastoraldiverse posizioni politiche e ideologiche. Il filo narrativo adotta il classico espediente di Roth, dando voce a uno scrittore, vecchio amico dello Svedese, che nelle primissime scene del film, ignorando, come lo spettatore, la storia, chiede che gli venga raccontata. Sarà stata questa scelta, forse, a sedurre l’autore originale. Roth, infatti, ha definito il lavoro di McGregor «l’unica trasposizione cinematografica, tra quelle realizzate finora, davvero all’altezza di un mio libro». Ma l’ombra del capolavoro narrativo aleggia sulla sceneggiatura: i dialoghi tentano di sintetizzare drammi e gravi contrasti che lo spettatore non può che sentire, talvolta, incompleti. La regia è semplice e pulita, segno che McGregor è alle prime armi in questo campo. Nonostante si abbia la sensazione di trovarsi di fronte una storia fin troppo articolata per soli 126 minuti, nel complesso il film è ben riuscito, coinvolgente ed emozionanteAmerican Pastoral uscirà nelle sale italiane il 20 ottobre.

di Sofia Peroni

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